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Il G8 ambiente è arrivato. Il controvertice è pronto.

Dal 22 al 24 aprile Siracusa sarà invasa dal movimento. Da lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, migranti. Partecipa il segretario nazionale Paolo Ferrero
Un grande corteo attraverserà le strade della città il 23 aprile.

Durante i tre giorni i forum tematici affronteranno:
22 aprile - ambiente/infrastrutture/benicomuni
23 aprile - lavoro/precariato/immigrazione
24 aprile - militarizzazione/repressione

Durante la tre giorni verranno allestiti un campeggio, concerti, mostre, proiezioni, spettacoli.
Dal 22 al 24 aprile tutte/i a Siracusa!
http://www.retecatanesecontroilg8.tk/


Appello alla partecipazione agli appuntamenti di lotta siciliani verso il G8 della Maddalena.

Il 2009 sarà l'anno del vertice G8 in Italia. Ancora una volta gli autoproclamatisi “8 grandi” della terra verranno a pianificare in modo autoritario e arrogante il destino di 6 miliardi di uomini e donne che popolano il nostro pianeta. Otto anni dopo la repressione di Genova gli otto paesi più industrializzati del pianeta verranno a ribadire che il neoliberismo è l'unico sistema possibile, in un mondo dove la stessa crisi provocata dal capitalismo sta generando privatizzazioni, licenziamenti di massa, lo smantellamento dello stato sociale, guerre e devastazioni ambientali. Otto anni dopo gli 8 grandi devono trovare ad attenderli, con la stessa determinazione di sempre, i movimenti contro il neoliberismo e la guerra che in questi anni hanno riempito le piazze di tutto il mondo, che anche qui da noi in Sicilia hanno avuto un ruolo così importante nel costruire la solidarietà ai migranti, come nel difendere i territori, come nel sostenere l'Antimafia Sociale. Come catanesi parteciperemo alla costruzione dei percorsi di conflitto che ci porteranno alla costruzione del controvertice del G8 alla Maddalena. Riteniamo indispensabile costruire gli appuntamenti che in tutta Italia precederanno il vertice della Maddalena partendo dalla nostra Sicilia. Saranno due gli appuntamenti a cui i movimenti siciliani non potranno mancare: il G8 Ambiente a Siracusa(22/24 Aprile) e il vertice sull'immigrazione di Lampedusa(28-29 maggio). Entrambi gli appuntamenti sono, a nostro avviso, tappe fondamentali per il percorso di “lotte” che ci porterà al controvertice di Luglio della Maddalena. Consideriamo paradossale e provocatorio che entrambi gli appuntamenti istituzionali si tengano in due località simbolo delle distruzioni del neoliberismo . Siracusa, che ospiterà il vertice sull'ambiente, rappresenta il simbolo dello scempio ambientale causato da decenni di sfruttamento del territorio in nome del “profitto” e dello “sviluppo” a tutti i costi ad esclusivo vantaggio dei politicanti locali, così ben rappresentati in parlamento ed al governo, e del sistema di potere mafioso. Noi non vogliamo e non accettiamo di vedere la Sicilia come terra di inceneritori, rigassificatori,di privatizzazione di beni comuni come l’acqua, di basi militari come Sigonella, che sfruttano risorse pubbliche e rappresentano strumenti di terrore, delle trivellazioni petrolifere in una valle patrimonio dell’umanità, del Ponte di Messina e dell'annunciata centrale nucleare del Ministro Prestigiacomo. Noi non vogliamo e non accettiamo che Lampedusa e la Sicilia tutta venga usata come terra di confine e come fortezza inespugnabile per il libero fluire dei migranti. Siamo la porta chiusa dell'Europa del capitale e luogo di infinite tragedie per chi cerca una nuova vita più dignitosa e trova la morte in mare o la reclusione in una delle sempre più numerose galere etniche dell'isola(Cpa,Cara, ex Cpt). Noi non possiamo e non vogliamo accettare tutto questo. Non basta indignarsi, dobbiamo fin da subito fare appello a tutte le associazioni, i comitati, i collettivi, i centri popolari e sociali, le organizzazioni sindacali , politiche e a tutti coloro che continuano ostinatamente a battersi per un mondo diverso, affinché si costruisca un movimento ampio di dissenso e di lotta contro chi, in nome di una “crisi” globalizzata, vuole determinare le nostre vite e i destini delle nostre comunità militarizzando i nostri territori e precarizzando sempre di più le nostre condizioni di lavoro e di vita. Come rete catanese contro il G8 proponiamo che fin da subito si costruisca una agenda politica che detti i tempi e gli appuntamenti e un coordinamento di tutte le forze siciliane che intendano costruire le mobilitazioni contro il G8, partendo dai due importantissimi appuntamenti di Siracusa e Lampedusa. Ancora una volta pensiamo i conflitti sociali siano l'unica via d'uscita dalla crisi e continuiamo la nostra lotta al sistema di sfruttamento e alle istituzioni nazionali e sovranazionali che lo rappresentano in questo mondo.
Rete catanese contro il G8:
Officina Rebelde- Cpo Experia- Giovani Comunisti/e Catania- Cobas- Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella- Pcl Catania- Prc Catania- Piattaforma Comunista- Circolo Prc Misterbianco – Rete antirazzista catanese - Federazione anarchica siciliana - Arci Ct....

La pretesa di manipolare l'informazione.



In un paese in cui sono pochi, molto pochi, i giornalisti, succede che il Presidente della camera il fascista Gianfranco Fini, invita gli organi competenti a censurare Santoro e il suo programma AnnoZero, definita dallo stesso indecente. Beh forse di indecente caro presidente c'è ben altro.

Segue la dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del PRC.
Annozero: siamo oltre l'editto Bulgaro? Inaccettabili le censure a Vauro e Santoro

In un Paese in cui i telegiornali fanno un'opera di disinformazione costante e vergognosa o in cui vi sono autorevoli tg nazionali che misurano lo share che gli procurano le trasmissioni sul terremoto, è del tutto assurdo, illiberale e inaccettabile il provvedimento preso nei confronti del vignettista Vauro, quello della sospensione per leso diritto di satira, e anche la puntata riparatrice cui ora viene costretto il conduttore Santoro.

Che il premier Berlusconi usi il terremoto per farsi uno spot elettorale è evidente, come dimostra anche il cdm straordinario che si terrà all'Aquila, ma che almeno questo non impedisca la libertà di satira e d'informazione. Saremmo, in questo caso, ben oltre un nuovo "editto bulgaro".

di Jamil Hilal.


Obiettivo di Israele nell'attacco a oltranza ad Hamas: riaffermare l'egemonia militare nell'area.
Piombo fuso è un avvertimento a Hezbollah, Siria e Iran. Ma l'immagine di uno stato assetato di sangue è una sconfitta politica«Ribadisco che tratteremo la popolazione (di Gaza) con un guanto di velluto». (Il premier israeliano Ehud Olmert). Israele ha cominciato i bombardamenti aerei su Gaza la mattina del 27 dicembre, e l'attacco di terra con i tank e la fanteria ha avuto inizio il 3 gennaio. Al 9 gennaio circa 776 palestinesi (per metà donne e bambini) erano stati massacrati (alcuni corpi si ritiene siano sotto le macerie degli edifici distrutti), e circa 3150 persone ferite. Ospedali, scuole, case e università sono state bersagliate, è stata tagliata l'elettricità, l'assedio di Gaza è stato inasprito all'estremo, e l'infrastruttura di Gaza ha subito un danno incalcolabile. Facendo le debite proporzioni, queste cifre equivarrebbero a 31 mila italiani (o britannici) uccisi e più di 124 mila feriti in meno di undici giorni. Il danno patrimoniale ammonta a miliardi di dollari. Nella minuscola lingua di terra chiamata Gaza, un milione e mezzo di palestinesi (di cui la metà ha meno di 15 anni) è stipato in un'area che non misura più di 362 chilometri quadrati. Questo ne fa la il luogo più densamente popolato del pianeta. Oltre tre quarti della popolazione sono profughi di prima, seconda e terza generazione provenienti da aree su cui Israele ha assunto il controllo nel 1948. La metà dei profughi vive in otto campi profughi che dipendono tuttora dagli aiuti umanitari. Lo spossessamento, l'occupazione prolungata, l'assedio hanno fatto della Striscia di Gaza uno dei posti più sventurati della terra. La ben orchestrata macchina propagandistica ufficiale israeliana, che come al solito recita il ruolo della vittima, ha parlato a un Occidente (Usa e Europa) ricettivo delle «estreme sofferenze» patite dagli israeliani: loro, che hanno le armi nucleari, si sentono minacciati dai razzi di Hamas. La propaganda però non spiega perché questi razzi vengono lanciati. Prima che Gaza fosse trasformata dagli israeliani in un mattatoio, nei sei mesi precedenti era stato ucciso un israeliano. E da quando il guanto di velluto dell'esercito ha trasformato Gaza in un grande campo di prigionia, altri tre israeliani (tra i quali un palestinese con cittadinanza israeliana) sono stati uccisi dai razzi. Va ricordato che imporre un assedio e un blocco a una popolazione civile è un atto di guerra, che mira a sottomettere la volontà degli assediati. Il fatto che Gaza è sotto occupazione diretta e indiretta sin dal 1967 non viene detto dai media ufficiali israeliani né dalla gran parte dei media occidentali.


Un enorme campo di prigionia

La macchina propagandistica israeliana evita anche di spiegare perché tutte le fazioni politiche palestinesi (e non solo Hamas) il 19 dicembre 2008 non hanno riconfermato la tregua di sei mesi (iniziata il 18 giugno 2008). La semplice verità è che la tregua era stata rispettata da parte palestinese, ma non dall'esercito israeliano, che ha continuato i suoi omicidi di militanti palestinesi e il suo assedio di Gaza. La tregua non era stata estesa fino a coprire la Cisgiordania, dove gli insediamenti coloniali hanno continuato a espandersi, e Israele ha continuato l'incarcerazione di militanti palestinesi, che ora ammontano a più di 10mila (l'equivalente di 250mila italiani in carcere per ragioni politiche). Tra quelli che sono ancora nelle prigioni israeliane vi sono circa 40 membri eletti del Consiglio legislativo palestinese.Ora sappiamo dai giornali israeliani che l'operazione Piombo fuso è stata pianificata sotto la supervisione del ministro della difesa Barak nel giugno 2008, cioè sei mesi prima della guerra a Gaza (27 dicembre 2008). In altre parole, la guerra israeliana contro Gaza non è stata una reazione alla violazione della tregua da parte dei palestinesi. Le motivazioni erano altre .Il ritiro unilaterale da Gaza di Sharon nel 2005 avrebbe dovuto mettere fine all'occupazione militare di Israele su quella lingua di terra palestinese. Ma la mossa, molto pubblicizzata, non era niente più che una mistificazione, perché Israele ha continuato a mantenere il pieno controllo sui varchi, sullo spazio aereo, sulle acque extraterritoriali, sull'economia, sull'elettricità e su molte altre cose. Terminata l'occupazione diretta, Gaza è stata trasformata in un enorme campo di prigionia. Israele possedeva la chiave dei suoi pochi ingressi, e ha continuato con le incursioni militari e gli omicidi a suo piacimento. In breve, Gaza è stata soggetta a un sistema di punizione collettiva. Ma questo è in linea con la politica - perseguita da tempo da Israele - di criminalizzare i palestinesi etichettandoli come «terroristi» inidonei a gestire uno stato, come incivili, ecc.Dopo la vittoria elettorale di Hamas nel 2006, per la macchina propagandistica di Israele è stato facile promuovere in Europa e negli Usa la sua politica di punizione collettiva con la scusa di «combattere il terrorismo». Così, nel settembre 2007, Israele ha dichiarato Gaza «territorio ostile». Vale la pena ricordare che nel marzo 2002 Israele inviò i suoi tank, i suoi F16 e gli elicotteri Apache in Cisgiordania per distruggere i posti di polizia, le sedi dell'Autorità palestinese (compreso il quartier generale di Arafat, che fu messo agli arresti domiciliari) e le infrastrutture, sempre con il pretesto di combattere il «terrorismo». Perché quasi sempre qualunque violenza esercitata dai deboli è etichettata «terrorismo» mentre la violenza esercitata dalle grandi potenze (tra cui gli Usa e Israele) è definita «anti-terrorismo».

La direttiva annunciata dal ministro Maroni contro i cortei "selvaggi" contempla anche una cauzione come forma di garanzia per eventuali danni arrecati dai partecipanti.

Niente più manifestazioni davanti ai luoghi di culto. Lo ha deciso il ministro dell'Interno Roberto Maroni sulla scia delle polemiche seguite alla preghiera islamica in piazza Duomo a Milano a conclusione di un'iniziativa di solidarietà con la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. "Ho preparato una direttiva, ha affermato il responsabile del Viminale nella giornata di ieri rispondendo ad un'interrogazione al question time alla Camera, che verrà inviata a tutti i prefetti affinché fatti come quelli avvenuti davanti al Duomo di Milano non abbiano a ripetersi".
Il ministro ha poi ribadito che l'obiettivo è quello di "meglio regolare le manifestazioni, garantendo il diritto di manifestare e allo stesso tempo il diritto dei cittadini a fruire pacificamente degli spazi della propria città". E quanto agli incidenti che si sono verificati con alcuni esponenti dei centri sociali - "gruppi isolati vicini alle frange anarchico-insurrezionalisti che tentano ancora di strumentalizzare momenti di aggregazione per recuperare visibilità" - Maroni ha sottolineato che la "responsabilità d'intervenire spetta all'autorità giudiziaria". "Le forze dell'ordine - ha sostenuto - garantiscono il diritto di manifestare, sempre nel rispetto della legalità". Sulla questione sollevata dal Minstro degli Interni sorge un dubbio più che legittimo: come sarà possibile conciliare il diritto di manifestare liberamente con una direttiva ministeriale che nei fatti impedisce le manifestazioni in tutte le piazze italiane che come è noto sone ricche di chiese e qindi di uogo di culto? Sembra piuttosto che una direttiva tesa a regolamentare i cortei una direttiva per imbavagliare le persone e piegarle alla logica del pensiero unico.
Inoltre, Il 19 gennaio scorso, nell’indifferenza dei media ufficiali, il governo ha tramutato in legge il decreto sul «pacchetto sicurezza», un provvedimento che, in nome di un’«emergenza sicurezza» tutta da dimostrare, rischia di ridurre sempre più i diritti e le libertà dei cittadini. A partire, ovviamente, dai soggetti più deboli, come i migranti, a cui viene riservata una sorta di legislazione speciale che rischia di violare il principio costituzionale di uguaglianza. A Roma, nelle ultime settimane, diverse reti migranti, nate attorno al circuito dei corsi di lingua italiana dei centri sociali, hanno promosso una campagna contro il «pacchetto sicurezza» che per la prima volta vede un diretto protagonismo dei cittadini stranieri. Le prime assemblee si sono svolte nel centro sociale Ex Snia Viscosa, nel quartiere Prenestino, una zona con un’alta densità di popolazione migrante. Centinaia di persone hanno discusso di una «campagna di resistenza» ai provvedimenti del governo che ha fissato una prima scadenza per venerdì 31 gennaio, un corteo cittadino che attraverserà le zone centrali della città, a partire da piazza Vittorio, simbolo della città meticcia . «Le norme contenute nel Pacchetto – si legge nell’appello che promuove la manifestazione – prevedono una politica fondata esplicitamente su misure segregazioniste e razziste per le persone migranti, con o senza permesso di soggiorno, le prime ad essere additate come figure pericolose e causa di ‘allarme sociale’, e su nuove e ancora più drastiche misure repressive contro chiunque produca conflitto e non rientri nelle maglie strette del controllo». L’appello segnala i punti più pericolosi della legge approvata dal governo: tra queste, l’obbligo di dimostrare l’idoneità alloggiativa per ottenere l’iscrizione anagrafica [che colpisce migranti, senzatetto, occupanti di casa e chiunque non possa permettersi un’abitazione «regolare»] e le norme per la «difesa del decoro urbano», che prevedono sanzioni penali più pesanti per chiunque venga sorpreso a scrivere sui muri. Ma i dispositivi della legge colpiscono in primo luogo i cittadini migranti: la persona senza permesso di soggiorno rischia di essere denunciata dal medico se si reca al pronto soccorso, non potrà più riconoscere i figli e le figlie, non potrà sposarsi né inviare i soldi alla famiglia. Inoltre, la norma introduce la detenzione nei Cie [Centri di identificazione, gli ex Cpt] fino a 18 mesi, una nuova tassa per la richiesta o il rinnovo del permesso di soggiorno, condizioni più ristrette per acquisire la cittadinanza e, infine, il reato di ingresso e soggiorno illegale nello stato.Venerdì 23 gennaio, alle ore 19, all’ex cinema Volturno occupato, nei pressi della stazione Termini, si terrà un’assemblea pubblica per organizzare la manifestazione del 31 gennaio.

Per tutte le informazioni sulla manifestazione del 31 gennaio contro il pacchetto sicurezza: http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/

Ogni giorno siamo di fronte a delle incredibili manipolazioni strumentali e politiche sulla tragedia in atto a Gaza operate dal cosiddetto "servizio pubblico". Quello che si evince dalle parole degli inviati sul fronte di guerra della RAI è una vera e propria propaganda del governo israeliano.
Soprattutto è allarmante constatare come le informazioni che vengono date dal "servizio pubblico" omettano la informazione principale e cioè: che non è stata Hamas ha rompere la tregua con Israele ma che la ripresa del lancio di missii artigianali è avvenuta allo scadere della tregua, dopo cheIsraele ha violato per tutti i sei mesi della tregua stessa le condizioni concordate.
In particolare, Israele non ha aperto i confini di Gaza al pasaggio di viveri e medicinali, riducendo alla fame un milione e mezzo di persone e provocando il collasso degli ospedali e la morte di almeno 275 malati gravi. Israele ha continuato le incursioni militari all'interno della striscia di Gaza, uccidendo almeno 25 palestinesi. In Cisgiordania e a Gerusalemme, Israele ha continuato i rallestramenti, le uccisioni, gli arresti arbitrari, la demolizione di case, la distruzione di uliveti e piantagioni, la moltiplicazione dei posti di blocco e la costruzione dei muri dell'apartheid, che isolano la città e i villaggi palestinesi, trasformandoli in tante prigioni a cielo aperto.
Tutte queste cose con una disinformazione continua la RAI non ce le fa sapere.
La RAI di contro continua a ripetere che la maggior parte delle vittime sono miliziani di Hamas, mentre simili dichiarazioni non trovano riscontro con la realtà. I morti di Gaza, infatti, sono poliziotti, gente comune, donne e bambini, persino detenuti, visto che - oltre alle scuole, alle università, alla sede del parlamento, aipalazzi di civile abitazione ed alle moschee - l'aviazione israeliana ha bpmbardato anche le carceri.


La RAI non può continuare impunemente a violare il nostro diritto ad una informazione equilibrata e aderente alla realtà dei fatti. Noi cittadini che paghiamo regolarmente il canone non possiamo essere presi in giro da chi ci nasconde la verità.





Campagna per una corretta informazione
Partito della Rifondazione Comunista
circolo di Castellammare del Golfo.

Riportiamo una lettera inviata alla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali dove viene chiesta, da parte del circolo Metropolis, da un comitato di cittadini nato ad hoc, e dall'UNAC, la revoca del nulla osta per l'installazione di un'antenna di telefonia mobile nei pressi dell'antico borgo di Scopello e di Torre Bennistri. Gli abitanti di Scopello hanno già avviato una raccolta di firme e a seguito del comunicato di denuncia sottoscritto dal circolo Metropolis il Comune di Castellammare del Golfo ha ordinato la sospensione temporana dei lavori e chiesto la revoca del nulla-osta alla Soprintendenza di Trapani.
Altre azioni di protesta sono in programma, ma non sarà facile riuscire a bloccare l'operazione già avviata.
Il Partito della Rifondazione Comunista, circolo di Castellammare del Golfo si unisce in questa lotta che prevede altre azioni di protesta che verranno rese note e pubblicizzate in questo blog e coglie l'occasione per invitare tutti i cittadini a firmare il documento che chiede la revoca del nulla-osta e ad impegnarsi affinchè l'operazione, già avviata, di installazione dell'antenna venga bloccata.

Di seguito si riporta il contenuto integrale della lettera.


Alla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Trapani e
p.c. All’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente Ispettorato Forestale Trapani
Comune di Castellammare del Golfo
Associazioni Ambientaliste Regionali
Organi di stampa

OGGETTO : RICHIESTA DI REVOCA NULLA-OSTA ANTENNA DI SCOPELLO

Sta per essere installata con il nulla-osta di codesta Soprintendenza, un'antenna per la telefonia mobile a ridosso del baglio storico di Scopello e a poche decine di metri dall'antica Torre Bennisti, simbolo del borgo.L'antenna avrà un impatto devastante sul territorio, sia per le conseguenze sulla salute dei cittadini, sia per l'ennesimo sfregio a uno dei siti di maggior valore storico-paesaggistico della Sicilia occidentale, già pesantemente attaccato dalla speculazione edilizia degli ultimi anni.La vicinanza dell'antenna al centro storico di Scopello rischia inoltre di svalutare le iniziative degli operatori turistici della zona che sono pertanto estremamente preoccupati.Ci chiediamo come possa essere stata autorizzata tale opera da parte di codesta Soprintendenza, tenuto conto anche delle risibili prescrizioni indicate: un muretto di 40 cm. e un albero tra la strada e l’antenna per occultarla.La speciosità di tali prescrizioni è evidente: come può un albero occultare un’antenna di 20 metri? Quanti decenni sono necessari perché un albero raggiunga una tale altezza? Di che albero dovrebbe trattarsi? Ci vorrebbe una piccola foresta di alberi ad alto fusto!Considerato che l’antenna:A) sorgerebbe a ridosso di zona SIC-ZPSB) sorgerebbe a poche decine di metri dalla Torre Bennisti , simbolo di Scopello, per la quale gli abitanti del borgo alcuni anni fa hanno presentato richiesta di restauro C) sorgerebbe a meno di 60 metri dalle mura settecentesche del giardino antistante il borgo (zona A) e a circa 100 metri dal borgo stessoD) avrebbe un impatto ambientale notevole su un sito e un territorio tra i più rinomati e pregiati della Sicilia, per la cui difesa la popolazione del luogo si è più volte mobilitata, come in occasione del PRG di CastellammareE) che le prescrizioni che accompagnano il nulla-osta non diminuiranno per nulla l’impatto dell’antenna sull’ambiente, né potranno mai occultarla F) che da qualsiasi posizione la si osservi, la prevista allocazione dell’antenna ricade nel cono ottico del borgo di Scopello,criterio che codesta Soprintendenza ha in precedenza più volte adottato per costruzioni non altrettanto prossime al centro storico di Scopello (e noi non vogliamo pensare che si possano adottare misure diverse nell’applicazione di un identico criterio)G) che la concessione rilasciata contrasta clamorosamente con il Piano Territoriale Paesistico Regionale, ambito 1, elaborato da codesta Soprintendenza, il quale ha comunque espresso una posizione e un indirizzo ben precisi sulla tutela del patrimonio paesaggistico del nostro territorio,inspiegabilmente disattesi dal nulla-osta ora concesso.

Per i motivi sopraddetti noi sottoscritti, facendoci interpreti anche di un sentimento largamente diffuso tra i cittadini di Castellammare

CHIEDIAMO A CODESTA SOPRINTENDENZALA REVOCA IMMEDIATA DEL NULLA–OSTA PER L’ANTENNA DI SCOPELLO

COMITATO CONTRO L’ANTENNA DI SCOPELLO
CIRCOLO METROPOLIS CASTELLAMMARE
UNAC
(Unione Naz. Arma Carabinieri Volontariato e Protezione Civile)

Sviluppi sul "caso" Pietro Milazzo.

In merito alla vicenda che ha coinvolto, suo malgrado, Pietro Milazzo, noto attivista sociale di Palermo, conosciuto soprattutto per le sue lotte sul diritto alla casa, vicenda su cui abbiamo già illustrato in linea di massima i fatti in un post precedente, pubblichiamo gli aggiornamenti pervenuteci direttamente dalla redazione di kom-pa.net (http://www.kom-pa.net/), dove potrete trovare ulteriori approfondimenti.


dalla redazione di kom-pa.net.

Come da voi richiesto, vi aggiorniamo sul caso di Pietro Milazzo,"avvisato" dal questore di Palermo.
Sebbene in diversi incontri il questore abbia minimizzato il peso dell'atto notificato a Pietro Milazzo, al contempo ha confermato di volerlo revocare. Per questa ragione i legali di Pietro hanno prodotto una richiesta formale di revoca che verrà presentata nei prossimi giorni. Contestualmente Pietro ha scritto una "lettera aperta" al Questore che consegnerà Giovedì 13 Novembre alle ore 11. La consegna sarà preceduta dalla pubblica lettura del testo e dagli interventi di alcuni dei primi sottoscrittori dell'appello a Pietro. Il testo integrale della lettera sarà pubblicato da kom-pa.net nel pomeriggio dello stesso giovedì. Chiunque possa e voglia é invitato a partecipare a questa consegna formale. Di seguito riportiamo alcune righe scritte da Pietro in relazione alla vicenda e all'azione simbolica promossa per il prossimo Giovedì 13/11.


Cari amici ed amiche, nel ringraziare di cuore Voi e tutti coloro che hanno inviato messaggi di solidarietà ed appoggio, e sapendo che Voi eravate e siete perfettamente consci che la vicenda che mi ha interessato, non riguarda solo me, ma rappresenta un grigio tentativo di ritornare ad atmosfere cupe di stretta repressiva ed intimidatoria, Vi chiedo di volerMi accompagnare in un atto che è formale ma anche sostanziale: la consegna diretta di una lettera aperta che io ho indirizzato al Signor Questore di Palermo Marangoni, nella quale, oltre a chiedere formalmente la revoca del provvedimento "avviso orale", espongole Mie considerazione sulla vicenda. Spero che sarete in tanti, insieme a Me, per rivendicare il pieno diritto di espressione, di organizzazione del conflitto sociale, di pratica della militanza e dell' attivismo sociale.Ciò è tanto più importante oggi alla luce della nuova esplosione del movimento studentesco, giovanile e popolare in difesa della scuola ed università pubblica. Contro questo movimento entusiasmante ricompaiono vecchi e nuovi provocatori e si minaccia l'uso della forza e della repressione.
Dobbiamo ricacciare questi fantasmi neri da dove sono venuti..
Da questo punto di vista la mia vicenda, emblematica ed espressione di questo clima, può essere utilizzata per rafforzare la nostra consapevolezza collettiva ed il nostro sentirci parte di una comunità critica, determinata e decisa ad andare sino in fondo.
Tutti noi abbiamo bisogno di credere che la realtà può cambiare., Obama negli Usa vince perché comunica, magari in modo illusorio, questo messaggio, costruiamo assieme la nostra speranza laica..


Pietro Milazzo Palermo, 6 Novembre 2008

Occupazioni scolastiche. Cosa bisogna sapere.

In merito alle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'interno sulle occupazioni scolastiche da parte degli studenti, vi forniamo alcune informazioni utili per conoscere i rischi a cui si va incontro quando si occupa una scuola.


Di Italo Di Sabato, Responsabile naz. Osservatorio Repressione.



Il ministro degli interni ha recentemente dichiarato che “chi occupa le scuole sarà denunciato”. I reati che solitamente vengono contestati, in questi casi, sono:



  • l' “invasione di terreni o edifici”, art. 633 c.p.;

  • l' “interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”, art. 340 c.p..

La giurisprudenza di merito e di legittimità si è espressa in più occasioni su questi temi:
Con sentenza del 30 marzo 2000 la II sezione della Corte di cassazione è intervenuta sul punto statuendo che: “ Non è applicabile l'art. 633 alle occupazioni studentesche perché tale norma ha lo scopo di punire solo l'arbitraria invasione di edifici e non qualsiasi occupazione illegittima. .... L'edificio scolastico, inoltre, pur appartenendo allo Stato, non costituisce una realtà estranea agli studenti, che non sono dei semplici frequentatori, ma soggetti attivi della comunità scolastica e pertanto non si ritiene che sia configurato un loro limitato diritto di accesso all'edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l'attività scolastica in senso stretto.”
Tale sentenza ha avuto, inoltre, il pregio di individuare correttamente il momento consumativo e la condotta del reato contestato ed opera una sagace distinzione tra il momento dell'invasione di un edificio e quello della permanenza non consentita all'interno degli spazi, stabilendo che non è possibile assimilare la seconda alla prima in quanto “quando il legislatore ha voluto caratterizzare come fatto penalmente rilevante la permanenza arbitraria all'interno di un luogo, lo ha fatto con una previsione espressa, inversamente si incorrerebbe nella vietata analogia in malam partem ”.
Pregevole appare anche la ricostruzione dell'alterità del bene invaso in relazione agli edifici scolastici. La Corte regolatrice sottolinea che ai sensi del D.P.R. 21.5.74 n. 416 la scuola costituisce una realtà non estranea agli studenti che contribuiscono e concorrono alla sua formazione e al suo mantenimento, con un potere-dovere di collaborare alla protezione e alla conservazione della stessa, per cui non sembra configurabile un loro limitato diritto d'accesso nelle sole ore in cui è prevista l'attività didattica in senso stretto.
In tale disposto la Corte regolatrice stabilisce che nel reato di cui al 633 c.p. il termine invasione va interpretato come “una qualunque intromissione dall'esterno con modalità violente “
Altra pronuncia di legittimità soccorre nella ricostruzione dei contorni del reato in esame stabilendo che: “Il reato in questione costituisce una delle ipotesi di illiceità speciale: il fatto oggettivo dell'arbitrarietà del comportamento, essendo elemento costitutivo di fattispecie, deve riversarsi nell'elemento soggettivo del reato e costituire oggetto di rappresentazione e volizione da parte del soggetto agente,con la conseguenza che qualora il soggetto agente cada in errore sull'effettiva portata di una norma extrapenale, ritenendo legittimo il proprio comportamento, deve essere esente da responsabilità per mancanza di dolo ex art. 47 III comma c.p. dal momento che non si è rappresentato un elemento positivo della fattispecie”( così Cass. Sez. II, 17.5.1988, Oliva).
Tali statuizioni portano a concludere che l'esistenza per gli studenti di un diritto di critica fondato sulla loro libertà di espressione, pensiero e associazione all'interno della scuola fondano per gli studenti l'esercizio di un diritto che non verrebbe solo supposto dagli stessi ma che fonderebbe un'oggettiva causa di giustificazione.
Sulla interruzione di pubblico servizio
Diversa è la fattispecie di cui all'art. 340 c.p. che, laddove non vi sia un complessivo assenso ed una partecipazione alle iniziative di protesta da parte degli insegnanti, dei presidi, del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola (ATA) potrebbe integrarsi nel caso in cui gli studenti impedissero deliberatamente il regolare svolgimento delle lezioni.
A tale fine si indica la giurisprudenza più significativa.
Se la c.d. "occupazione" della scuola da parte degli studenti avviene senza modalità invasive, e cioè consentendo lo svolgersi delle lezioni e l'accesso degli addetti, non è configurabile il reato di interruzione di pubblico servizio , neanche se l'attività didattica si svolge con difficoltà ed in mezzo a confusione. Tribunale Siena, 29 ottobre 2001”.
L'occupazione temporanea di una scuola, sebbene per motivi sindacali, integra gli estremi della fattispecie di cui all'art. 340 c.p. quando le modalità di condotta, volte ad alterare il normale svolgimento del servizio scolastico, esorbitano dal legittimo esercizio dei diritti di cui agli artt. 17 e 21 Cost., ledendo altri interessi costituzionalmente garantiti.” Cassazione penale , 03 luglio 2007 , n. 35178.
Da ultimo, per gli insegnati si evidenzia che, con una recente pronuncia, il Consiglio di Stato ha così statuito: “situazioni di c.d. occupazione di un Istituto scolastico per lo stato di agitazione degli studenti non esplicano un effetto esonerativo o di attenuazione degli obblighi di presenza, intervento e controllo del corpo del personale docente ed amministrativo della scuola, che tanto più devono garantire la loro presenza per evitare degenerazioni delle iniziative assunte dagli studenti all'interno dell'istituzione scolastica” (Cons. Stato, Sez. VI, 17/10/2006, n.6185). Pertanto, anche in caso di occupazione, continua a gravare sui docenti l'obbligo di presenza, intervento e controllo esistente anche in situazioni di normale svolgimento delle lezioni.

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