Proposte del PRC per la costruzione di un "vero" Bilancio Sociale.
2 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 12:36
Abbiamo apprezzato lo sforzo della Giunta Bresciani di "costruire" una sorta di Bilancio Sociale. Questo stumento di rendicontazione volontario deve però, secondo noi, rispondere a certi criteri senza i quali risulta inefficace. Cercheremo come Partito della Rifondazione Comunista di delineare gli aspetti più importanti di cui, a nostro avviso, deve tenere conto una pubblica amministrazione per la costruzione di un vero Bilancio Sociale e auspichiamo che questi suggerimenti siano presi in considerazone dalla neonata amministrazione. Lo spirito è quello di contribuire alla crescita delle relazioni tra Pubblica Amministrazione e cittadini attraverso uno strumento che consenta una interlocuzione fattiva e continua nel tempo.
E' uno strumento di cui si possono dotare le pubbliche amministrazioni per diffondere la cultura della trasparenza amministrativa e favorire la costruzione di un dialogo permanente tra istituzioni e cittadini. Ogni istituzione, infatti, è responsabile degli effetti che la propria azione produce nei confronti dei suoi interlocutori e della comunità. Tale responsabilità richiede di dar conto della propria azione ai diversi interlocutori, costruendo con essi un rapporto fiduciario e di dialogo permanente. Ogni amministrazione pubblica ha il dovere di rendere conto relativamente ai propri ambiti di competenza, in quanto titolare di un mandato e della potestà di scegliere e agire come interprete e garante della tutela degli interessi e della soddisfazione dei bisogni della comunità. La rendicontazione sociale di ogni amministrazione pubblica deve rispondere alle esigenze conoscitive dei diversi interlocutori, siano essi singoli cittadini, famiglie, imprese, associazioni, altre istituzioni pubbliche o private, consentendo loro di comprendere e valutare gli effetti dell’azione amministrativa.
- Valori di riferimento, visione e programma dell’amministrazione: l’amministrazione esplicita la propria identità attraverso i valori, la missione e la visione che orientano la sua azione, chiarisce gli indirizzi che intende perseguire e le priorità di intervento.
- Politiche e servizi resi: l’amministrazione rende conto del proprio operato nelle diverse aree di intervento e dei risultati conseguiti in relazione agli obiettivi dichiarati.
- Risorse disponibili e utilizzate: l’amministrazione da conto delle risorse di cui ha potuto disporre, delle azioni poste in essere e dei risultati conseguiti con la loro gestione. Il bilancio sociale deve inoltre contenere: una nota metodologica sul processo di rendicontazione.
1. VALORI DI RIFERIMENTO, VISIONE E PROGRAMMA DELL’AMMINISTRAZIONE
Il bilancio sociale deve rendere conto del modo in cui l’amministrazione interpreta la propria missione istituzionale, esplicitandone i valori di riferimento, la visione e le priorità di intervento, con riferimento alle caratteristiche e all’evoluzione del contesto in cui opera. Questa tiplogia direndicontazione induce l’amministrazione a rendere espliciti gli elementi fondamentali per rappresentare il senso complessivo della sua azione. Il bilancio sociale deve chiarire, infatti, gli ambiti di competenza dell’amministrazione, descrivere il suo assetto istituzionale e di governo e la sua struttura organizzativa tenendo conto non solo dell’articolazione interna, ma anche della rete dei soggetti collegati, come società, agenzie, istituzioni, fondazioni, aziende speciali.
2. RENDICONTAZIONE DELLE POLITICHE E DEI SERVIZI
Il bilancio sociale deve rendicontare le politiche e i servizi resi dall’amministrazione, in modo da evidenziare i risultati conseguiti in relazione agli obiettivi dichiarati. Questa parte del bilancio sociale deve essere articolata per aree di rendicontazione, che riconducano le molteplici attività dell’amministrazione a ambiti di intervento coerenti con il programma e le priorità dell’amministrazione e significativi dal punto di vista dei suoi interlocutori. Per ciascuna area il bilancio sociale deve rendicontare a nostro giudizio:
- gli obiettivi perseguiti;
- le azioni intraprese;
- le risorse impiegate;
- i risultati raggiunti;
- gli impegni e le azioni previste per il futuro.
La rendicontazione deve tener conto non solo di quanto attuato direttamente dall’amministrazione, ma anche di quelle azioni realizzate da soggetti esterni, pubblici o privati, con i quali l’amministrazione ha definito rapporti di collaborazione (mediante contratti, concessioni, accordi, convenzioni, etc.) nell’attuazione delle politiche o per la gestione dei servizi. Inoltre, l’amministrazione deve rendicontare le iniziative poste in essere per favorire e promuovere la partecipazione diretta dei cittadini ai processi decisionali
3. RENDICONTAZIONE DELLE RISORSE DISPONIBILI E UTILIZZATE
Il bilancio sociale deve rendere conto delle risorse di cui l’amministrazione ha potuto disporre per svolgere la propria attività e delle modalità della loro gestione. Tale rendicontazione fornisce informazioni in merito a:
- entrate e spese della gestione;
- proventi e costi della gestione;
- patrimonio dell’amministrazione e sua variazioni.
Da questi suggerimenti si evince come il processo che conduce alla costruzione di questo strumento di rendicontazione sia lungo. Questo impone all'amministrazione comunale uno sforzo considerevole. Del resto, soltanto attraverso una definizione rigorosa e puntuale del Bilancio Sociale si può arrivare alla trasparenza degli atti amministrativi e alla costruzione di una cittadinanza attiva. Noi la nostra parte l'abbiamo fatta, prendiamo atto della volontà (fino ad ora solo dichiarata) della Giunta Bresciani di sperimentare queste pratiche di rendicontazione e chiediamo che vengano accolti questi suggerimenti che possono condurre alla tanto agognata traparenza dell'attività amministrativa, condizione senza la quale è impossibile rendere impermeabile le amministrazioni alle infiltrazioni mafiose.
Cogliamo l'occasione per augurare un buon Natale a tutti i Castellammaresi.
Partito della Rifondazione Comunista circolo di Castellammare del Golfo
Etichette: politica locale
Giovani Comunisti della federazione di Trapani: votato all'unanimità Francesco Bellina.
0 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 21:31Etichette: Politica provinciale
La lettera di Fulvio Sodano (ex prefetto di Trapani).
0 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 02:16
Fulvio Sodano (Napoli, 9 Marzo 1946) è un ex prefetto attivo in Sicilia, impegnatosi in modo particolare nella lotta alla mafia.Laureatosi in giurisprudenza nell'aprile del 1970, lo stesso anno partecipa ad un concorso pubblico (50 posti di Consigliere di Prefettura). Vinto quest'ultimo, viene assegnato alla Prefettura di Brescia e, dopo un mese, assume il titolo di capo di gabinetto (1972, durante gli anni del terrorismo). Oltre al ruolo di capo di gabinetto svolge quello di commissario straordinario in altri comuni della provincia. Dal 1979 al 1981, Sodano è a Roma a ricoprire diversi incarichi ma nel 1982 viene richiamato a Brescia con le funzioni di Capo di Gabinetto e vi rimane per circa due anni, finché viene trasferito a Caserta per motivi familiari. A Caserta rimane fino al 1990, in questa sede gestisce numerosi comuni tra cui: Mondragone, Lusciano, Orta di Atella. Quindi viene trasferito a Palermo. Egli ha dunque conosciuto da vicino, sin dall'inizio della sua carriera, la follia del terrorismo (nel lombardo), l'omertà della camorra (nel napoletano) e le guerre di mafia (nel palermitano). Oltre alle stragi di Capaci e di via D'Amelio vive anche la "primavera palermitana", inoltre ricopre incarichi di commissario straordinari in alcuni comuni sciolti per mafia: Bagheria, Altavilla Milizia, Capaci subito dopo la strage, Palma di Montechiaro nell'agrigentino (quest'ultimo non per motivi di mafia) e vice-commissario straordinario a Catania. Intanto, a Palermo, ricopre ruoli superiori: vice-prefetto, vice-prefetto vicario. Mentre svolge la funzione di commissario a Bagheria arriva la nomina a Prefetto, quindi sarà a Trapani e, infine, ad Agrigento.
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La leader di un'altra storia critica le scelte del PD.
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La Borsellino, che nelle ultime elezioni era candidata in quota prc nelle liste della sinistra arcobaleno, annuncia di avere iniziato il tesseramento dell'associazione un'altra storia e non eslcude di presentarsi da sola alle prossime Amministrative. La Borsellino ha aspramente criticato l'intesa trasversale che ha portato l'introduzione dello sbarramento al 5% anche negli enti locali e si dice preoccupata per l'introduzione di queso provvedimento che di fatto impedisce la rappresentatività e quindi la partecipazione di milioni di elettori alla politica. Circa i rapporti tra il centrosinistra e il PD la Borsellino registra come l'assenza di un progetto politico e un linguaggio incomprensibile stiano alla base del mancato dialogo e della distanza tra il suo movimento e il partito democratico. Noi ci auguriamo che la Borsellino che alle ultime elezioni, quando dalla componente più moderata del centrosinistra vi fu preferita la Finochiaro, ha trovato sponda solo dal Partito della Rifondazione Comunista guardi con interesse alla possibilità di costruire insieme a noi una valida alternativa al bipolarismo malato di cui siamo ormai vittime e non solo in Sicilia.Etichette: politicando
Nasce a Castellammare associazione antiracket.
2 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 12:59
Circa un anno fa ritenemmo poco edificante e politicamente sbagliato aderire ad una manifestazione antiracket a cui prendevano parte senza nessuna autocritica (il Comune di Castellammare del Golfo era stato commissariato per infiltrazione mafiose) personaggi che avevano fatto parte della giunta Ancona. Ritenevamo allora come ora, che non si può fare antimafia se non si è portavoce di istanze che mettano l'etica al primo posto dell'agenda politica. L'impegno profuso da alcune associazione come castellolibero fu apprezzato ma non fu condiviso perchè non si può pemettere ai partiti che hanno fatto parte dell'amministrazione Ancona, sciolta con l'infamante accusa di infiltrazioni mafiose di partecipare ad una iniziativa che prendeva le distanze anche da un certo modo di fare politica. Segnaliamo, adesso, la nascita di una associazione antiracket nel nostro Paese. L'associazione si occuperà anche di tutelare le vittime degli usurai. Speriamo che questo segnale sia affiancato da pratiche politiche che cancellino quelle zone grigie occupate stabilmente da politici in affari sporchi con la mafia come è venuto fuori nell'ultima operazione antimafia nel trapanese. Spem utima dea....Etichette: antimafie
Un milione e mezzo di lavoratori, studenti e pensionati sono scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso verso la dissennata politica economica del governo Berlusconi. Lo sciopero della CGIL è riuscito grazie anche alla collaborazione dei circoli territoriali e alle federazioni provinciali del Partito della Rifondazione Comunista. Alte, infatti, sono state le adesioni nelle fabbriche e nel pubblico impiego. Lo sciopero generale si è articolato in cento città e nonostante la pioggia e il vento battente ha visto la partecipazione di tanti cittadini uniti nello slogan: la vostra crisi noi non la paghiamo. Politicamente è rilevante la presenza a mezzo servizio del PD, ormai sempre più rivolto verso posizioni moderate e consociative, proprio in un momento in cui sarebbe necessaria una posizione di completo distacco dalle scelte scellerate del governo Berlusconi. Un corteo rosso con in testa i giovani comunisti si è svolto con successo anhe a Trapani. 2.500 partecipanti hanno dato vita a cori, striscioni, slogan, all'insegna della correttezza. Sfidando il gelo e il vento sferzante, i manifestanti hanno percorso la centralissima via Fardella per poi raggiungere piazza Vittorio Veneto, dove dal palco, allestito per l'occasione si sono susseguiti gli interventi degli esponenti sindacali. Saverio Piccione, segretario generale della CGIL ha dichiarato che quella di ieri era solo un punto di partenza. Aggiungiamo noi: un punto da dove iniziare la lotta per contrastare le politiche del governo Berlusconi.Etichette: Politica nazionale
La "social card" ovvero la nuova tessera per il pane.
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 21:52
Il Governo ha varato la Carta Acquisti, più conosciuta come Social Card, una sorta di “redistribuzione delle briciole” per i più poveri. Infatti, ai sensi del Decreto Legge 112/08, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 113, per i cittadini che ne fanno domanda è disponibile una Carta Acquisti utilizzabile per il sostegno della spesa alimentare (solo nei pochi negozi convenzionati) e dell'onere per le bollette della luce e del gas. La Social Card ha un valore di 40 euro al mese, circa un 1 euro e 30 centesimi al giorno. Per le richieste antecedenti al 31 dicembre 2008, la Carta sarà inizialmente caricata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze con 120 euro, relativi ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2008; successivamente, nel corso del 2009, la Carta sarà caricata ogni due mesi con 80 euro sulla base degli stanziamenti via via disponibili. La Social Card è diretta agli anziani di età superiore o uguale ai 65 anni e alle famiglie con figli piccoli (fino a 3 anni) che abbiamo un reddito Isee (indicatore della situazione economica equivalente) fino a 6.000 euro, non più di una casa, non più di un'auto.Per chi ha più di 70 anni, la soglia di reddito Isee, che dà accesso alla carta acquisti, è fino a 8000 euro. Nel caso di più figli sotto i 3 anni, gli accrediti si sommano. E’ del tutto evidente, quindi, che ci troviamo di fronte ad una vera e propria elemosina, oltretutto offensiva, umiliante e, chiaramente, del tutto inadeguata ad arginare le disastrose condizioni economiche in cui versano interi settori popolari. Una sorta di “tessera del pane” del ventennio fascista. Invece, il Governo la considera come una “innovativa” misura anti crisi per i più poveri, con funzione di supporto per i meno abbienti: in realtà, si tratta di briciole che non possono, in alcun modo, parare gli effetti di questo epocale disastro economico, finanziario e sociale. Però, quando si tratta di salvare i mercati finanziari e le banche, i soldi saltano fuori come un coniglio dal cappello. Quando si tratta, invece, di prendere vere misure di welfare, garantire continuità di reddito ai precari, migliorare i servizi pubblici, rilanciare la previdenza pubblica, rinnovare i contratti a milioni di lavoratori, evitare privatizzazioni, improvvisamente i soldi spariscono. Insomma, una chiara e violenta logica di classe. Ma, oltre al danno, si consuma anche la beffa dell’esclusione, da questa elemosina, dei migranti e dei cittadini comunitari. La "Social Card" sarà, infatti, destinata solamente ai cittadini italiani residenti con l’esclusione, quindi, dei “non cittadini” contribuenti. Si escludono, pertanto, anche chi contribuisce pienamente dal punto di vista fiscale, contributivo e previdenziale. Insomma, anche nella spartizione delle briciole, si utilizza una forma di welfare perfettamente in continuità con il passato, basata sulla cittadinanza e non sulla redistribuzione della ricchezza tra tutti i soggetti che contribuiscono a produrla. Ma, oltre ad essere una elemosina, quanto costa, in realtà, questa misura “anti crisi” ?Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha sostenuto che allo Stato la “tessera del pane” costerà, a regime, 450 milioni di euro e che la platea dei beneficiari e di 1,3 milioni di italiani. Quindi, poiché entro dicembre daranno la prima tranche di 120 euro, i conti sono presto fatti: il costo, entro dicembre 2008, è di 156 milioni di euro. In pratica, entro dicembre 2009 il Governo stima di spendere 606 milioni di euro per lasocial card. Ma il costo della social card non è solo relativo a quello che finisce nelle tasche dei poveri che rientrano tra i meritevoli di aiuto; infatti, ci sono i costi relativi allo strumento stesso. Parliamo dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica. Alcune associazioni dei consumatori hanno stimato che la produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati utilizzati. Il circuito di pagamento chiede una percentuale all'esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Quindi, ad essere ottimisti, ci sono altri 6 milioni di spesa statale. Per quanto riguarda, poi, la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste ammontano ad 1 euro a ricarica. Quindi, per ogni carta, sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, anche applicando un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato, comunque, dovrà versare a Poste Italiane, circa 800 mila euro in un anno. Tirando le somme, senza considerare i costi delle lettere inviate ai poveri (ancora una volte le Poste ringraziano), circa 7,5 milioni di euro si perdono lungo il tragitto che porta i 40 euro al mese nelle tasche delle famiglie bisognose. Ma se, per i meno abbienti, si è rispolverata la “tessera del pane”, di “mancetta” si deve parlare anche a proposito dell’indennità di vacanza contrattuale, per l’anno 2008, che sarà attribuita, in base all’art. 33 del D.L. 185 del 29 novembre 2008, a tutto il personale contrattualizzato e a quello in regime di diritto pubblico interessato da procedure negoziali, con la mensilità di dicembre 2008.L’importo di tale assegno corrisponde per i primi tre mesi, dal 1 aprile 2008 al 30 giugno 2008, al 30% del tasso di inflazione programmata per l’anno 2008 pari all’1,7% e, dal 1 luglio 2008, al 50% del tasso di inflazione programmata. La vacanza contrattuale, quindi, non riguarderà tutte e tredici le mensilità del 2008 ma, secondo quanto voluto da CGIL, CISL e UIL con gli accordi di luglio ’93, decorrerà da aprile 2008. Quindi, fatti i conti, sono circa 10 euro lordi al mese, cioè meno dei 40 euro che i “miserabili” potranno ricevere facendo la fila agli sportelli degli uffici postali per ricevere la cosiddetta social card. Per di più, nemmeno ricaricabile! In conclusione, ci sono diverse social card, secondo la classe di appartenenza: quella per i poveri e quella per i fannulloni. Poi, però, ci sono anche quelle per le banche, per le imprese e per i padroni. L’ultima trovata del welfare caritatevole è la carta elettronica pre-pagata per i pensionati poveri. L’idea è stata lanciata, con il solito stile da colpo teatrale, dal ministro dell’economia Giulio Tremonti, che vuole combattere il “mercatismo” con la beneficenza. L’Auser, con Michele Mangano, è stata una delle prime associazioni a bollare la trovata come inutile e persino offensiva. Ma oltre alle reazioni negative dei sindacati e delle associazioni, sono stati gli interventi degli esperti a definire il quadro di questa misura ad effetto del ministro Robin Hood. “I dati ufficiali europei ci dicono che l'Italia è fra i paesi con i più elevati tassi di povertà, e in particolare di povertà minorile, e che investe in politiche e interventi di contrasto alla povertà poco e male”, ha ricordato per esempio il professor Emanuele Ranci Ortigosa, direttore scientifico dell’Istituto per la Ricerca Sociale, Irs. “Il voucher per gli anziani poveri – spiega Ortigosa - si allinea alle vecchie provvidenze, e con un contenuto che richiama la beneficenza spicciola, più che una politica sociale. Certo, a parte la sua macchinosità, chi ne beneficerà riserverà gratitudine al donatore, e tanta opinione pubblica si sentirà rassicurata dal fatto di offrire il pane agli anziani poveri, senza che nulla cambi sostanzialmente”. Si continuano insomma a mettere toppe a un abito (quello delle politiche sociali) che appare ormai logoro e superatoDubbi e critiche anche da Paolo Pezzana, presidente della Fiopsd, la Federazione delle persone senza fissa dimora. “La prima considerazione da fare – spiega Pezzana – riguarda la platea che è stata scelta: si tratta solo di una fascia di persone anziane bisognose, mentre non si prevede nulla per le famiglie povere, per i minori e per tutte le altre fasce di popolazione in stato di bisogno”. Da un punto di vista più tecnico, la card alimentare (strumento che viene utilizzato negli Usa) può funzionare solo in un determinato contesto. Ma il punto veramente decisivo riguarda i costi. Secondo Pezzana, per essere efficace la card deve essere strutturale, e non un provvedimento una tantum. Ma se divenisse strutturale, i costi salirebbero enormemente.
Il sociologo Marco Revelli, presidente della Commissione povertà (istituita dal governo Prodi e in carica per cinque anni), parla di una presa d’atto della gravità della situazione da parte del governo Berlusconi. Pensare a una card per la spesa alimentare dei pensionati poveri, per Revelli, non è altro che una ammissione del livello di emergenza a cui siamo arrivati. E’ l’ammissione che un limite è stato ormai valicato. Ma nello stesso tempo il governo non pensa a politiche di reale contrasto della povertà – che rimangano totalmente inesistenti in Italia. Non si pensa cioè di andare alla radice del male, ma si tenta di curare gli effetti sociali dell’esclusione economica. Posizioni critiche anche quelle di Cristiano Gori, esperto in politiche della povertà. E nessuno ha parlato ancora della convenzione per le Poste. C’era voluto tanto perché tornasse in gestione ai Comuni il rilascio dei permessi di soggiorno agli immigrati, così mal gestiti dalle Poste fino all’anno scorso. Ora Tremonti torna alle Poste per i poveri.
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