Centovetrine

Gli ultimi giorni dell'anno sono serviti alla Giunta Bresciani per darsi visibilità. In questo scenario da Presepe hanno trovato posto financo il Presidente della Provincia Turano e il consigliere provinciale Russo, sul ruolo che hanno rivestito contestualmente al Presepe vivente lascio spazio alla vostra immaginazione. Che la società odierna sia autoreferenziale è un dato incontrovertibile. Ogni giorno assistiamo a programmi TV che elogiano se stessi. La stessa società è suddivisa in gruppi, gruppetti e associazioni che si complimentano per quello che hanno raggiunto e per gli obiettivi centrati. Difficile accettare un contraddittorio, ancora di più incassare critiche e osservazioni. Dopo sei mesi di amministrazione si conclude l'anno con inni e canti per Marzio Bresciani...... e vissero tutti felici, contenti e con la valigia in mano...
La politica è altra cosa. Per questo ci impegneremo come Partito per costruire, ne limiti del possibile, una società responsabile che sappia vigilare, proporre, criticare perchè capace di assumere più punti di vista. Non un gregge ma un popolo.


Ecco una poesia del Poeta Castrenze Navarra come augurio per un nuovo anno ricco di pace e felicità e che impegni l'amministrazione a lavorare per l'interesse di tutti i Castellammaresi.


Brinnisi

A la saluti di Casteddammari
vivemu tutti a còppula livata.
E' n'ancileddu a ripa di lu mari
sutta na muntagnedda assulicchiata.
Li varchiceddi chi vannu a piscari
lu sannu quant'è bedda l'affacciata.
Ridi lu suli chi fa 'namurari,
ridi la luna e l'acqua inargintata.

Canta lu marinaru e va a la vila,
e n'tona 'ntra li rocchi la so vuci.
Lu carritteri supra li varrila
canta canzuni trimulanti e duci,
canta la vicchiaredda mentri fila
e canta cu' li pecuri cunnuci.
S'annacanu canzuni a centumila
e tuttu è puisia, amuri e luci.

Li rinineddi na la primavera
sutta li finistruna fannu nira.
Ogni picciotta comu na bannera
va a la Madonna ogni sabutu sira
e lu cassaru pari na ciurera
dunn'aria 'mbarsamata si rispira.
Isamu li cannati e li bicchiera:
Saluti a la cità ch'amuri spira!

Fermiamo il massacro a Gaza!

La situazione in queste ore nella striscia di Gaza è drammatica. I bombardamenti su Gaza City hanno prodotto centinaia di morti. Non possiamo rimanere in silenzio davanti a questa strage. Il governo italiano in una sconcertante dichiarazione del ministro Frattini, invece che chiedere un cessate il fuoco e una tregua, riconosce ad Israele il diritto all'autodifesa e da di fatto il suo benestare al massacro che si sta compiendo. La cosa più terribile dopo i bombardamenti che sta subendo la popolazione civile è che il popolo palestinese venga lasciato solo anche dalla società civile internazionale. Non permettiamo questo massacro. Diffondiamo un messaggio di pace.


Partito della Rifondazione Comunista



circolo di Castellammare del Golfo

Nessun bando e nessuna gara d’appalto: ecco la vittoria del sistema clientelare.

Mentre l’attenzione pubblica e mediatica si concentra su quello che è ormai definito “sistema Romeo”, il governo Berlusconi inserisce tra le righe di una delle ultime leggi-flash poche righe semi-nascoste che disintegrano la legalità, la trasparenza e la legittima concorrenza degli appalti assegnati da comuni, province, regioni o dallo Stato stesso. Al danno si aggiunge perciò la beffa: proprio quando vengono messe alla luce tecniche apposite per vincere appalti pubblici in apparenza regolari utilizzando conoscenze politiche e imprenditoriali, il capo d’accusa ai danni dell’imprenditore Romeo viene praticamente preso a far parte del sistema legislativo italiano. La legge 201 del 22 dicembre 2008 dà infatti la possibilità alle stazioni appaltanti di affidare lavori con un importo compreso tra i 100.000 e i 500.000 euro senza ricorrere a gare, bandi e controlli formali. Il dibattito al Senato verteva sulla necessità, come sempre definita improrogabile, di rendere più veloci e facilmente avviabili i lavori pubblici d’Italia.

Nessuno tra i banchi della maggioranza ha pensato però quali potessero essere le controindicazioni del decreto-legge, approvato solo qualche giorno dopo dal Parlamento. Il sistema clientelare, che soprattutto nel Mezzogiorno decide di fatto da che parte debba schierarsi il bacino elettorale di gente, cui i politici nostrani offrono mazzette e promesse di lavoro, può ora definirsi sistema nazionale. Non sarà necessario neppure truccare appalti, cosa non insolita di questi tempi: da ora, gli amici degli amici avranno campo libero e guadagni assicurati. Basterà una piccola raccomandazione (a suon di soldi o di minacce) presso il politico locale di turno per ottenere l’affidamento di lavori, per i quali prima erano richieste, attraverso pubblico e regolare bando, una serie di documentazioni che attestassero la compatibilità della società partecipante, nonché una determinata percentuale di ribasso sull’originario importo di base d’asta.

Mafia, camorra, ‘ndrangheta, piccole e grandi associazioni a delinquere, sono state ad osservare il tutto e, dopo la firma del Guardasigilli Angelino Alfano, hanno esultato e brindato.

Unica, ma a questo punto banale, nota positiva è da considerarsi l’emendamento proposto dai senatori del PD, accettato (a malincuore) anche dalla maggioranza: il limite per una stessa società di superare nell’arco di un anno l’importo di 500.000 euro”. Ma il trucco è facilmente intuibile e diversamente applicabile: più lavori possono ottenerli varie ditte, precedentemente accordate o comunque facenti riferimento (naturalmente non direttamente) alla stessa persona; sono oppure facilmente costituibili associazioni d’impresa, candidabili ad esser scelte attraverso il meccanismo dei prestanome. La torta dei lavori in ogni caso sarà necessariamente divisa tra gli amici e in modo più facile rispetto al sistema dei bandi, dell’asta e dei controlli a cui prima dovevano sottoporsi tutte le aziende interessate a lavori superiori ai 100.000 euro.

L'articolo a firma di Gianluca Ricupati, potete trovarlo in versione integrale a questo indirizzo:
http://www.agoravox.it/IL-NUOVO-SISTEMA-DI-AFFIDAMENTO.html

Il pezzo fa riferimento allo stralcio che qui riporto della Legge 22 dicembre 2008, n. 201 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 298 del 22 dicembre 2008: http://www.parlamento.it/parlam/leggi/08201l.htm

10-quinquies. Allo scopo di fronteggiare la crisi nel settore delle opere pubbliche e al fine di semplificare le procedure d'appalto per i lavori sotto soglia, all'articolo 122 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, e successive modificazioni, dopo il comma 7 e' inserito il seguente:
«7-bis. I lavori di importo complessivo pari o superiore a 100.000 euro e inferiore a 500.000 euro possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del responsabile del procedimento, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parita' di trattamento, proporzionalita' e trasparenza, e secondo la procedura prevista dall'articolo 57, comma 6; l'invito e' rivolto ad almeno cinque soggetti, se sussistono aspiranti idonei in tale numero.».
Ormai anche l'indignazione ha lasciato posto allo sconforto. La speranza che i cittadini si sveglino dal coma nel quale sono precipitati è molto remota.

Col termine Striscia di Gaza si indica un territorio palestinese confinante con Israele e Egitto nei pressi della città di Gaza. Si tratta di una piccola regione costiera (una striscia di circa 360 km² di superficie) ma densamente popolata (circa 1.400.000 abitanti di etnia arabo palestinese).
Quest'area non è riconosciuta internazionalmente come uno stato sovrano, ma è reclamata dall'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) come parte dei Territori palestinesi. Dalla battaglia di Gaza del 2007 il governo della striscia è oggi nelle mani dell'organizzazione palestinese Hamas.
È delimitata dalla barriera tra Israele e la Striscia di Gaza e le principali città sono Gaza e Rafa.
Dopo quasi 2 anni di controllo da parte di al-Fatah, nel 2007 vengono indette nuove elezioni che vedono vincitore il partito integralista Hamas, che si installa nella Striscia di Gaza con l'intenzione di imporre la legge islamica al nuovo stato. Durante il giugno del 2007 la tensione tra Hamas, uscita vincitrice dalle elezioni in striscia di Gaza, e al-Fatah, il partito del presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese residente in Cisgiordania, sfocia in scontri aperti tra le due fazioni che in pochi giorni fanno un centinaio di morti.
Il 14 giugno 2007 Hamas, dopo una campagna militare efficace e violenta, conquista la sede militare dell'Anp arrivando di fatto al controllo dell'intera Striscia di Gaza.
L'Unione Europea, così come gli USA, considerando Hamas come un'organizzazione terroristica, interrompono l'invio degli aiuti in Striscia di Gaza, che vede così peggiorare le condizioni di vita dei propri abitanti. Inizia contestualmente una nuova fase del conflitto tra Hamas ed Israele che vede, da parte Israeliana, missioni di guerra e assassinii mirati contro esponenti palestinesi giudicati particolarmente pericolosi alla sua sicurezza, e da parte palestinese il lancio continuo di missili Qassam e tiri di mortaio contro installazioni e città Israeliane. Tale fase di guerra causa vittime tra i due eserciti in lotta, ma anche tra civili Israeliani e Palestinesi.
Il 1 marzo 2008, l'esercito dello Stato di Israele invade direttamente l'area con forze blindate ed aeree e, dopo aver distrutto installazioni militari di Hamas e tunnel per l'importazione illegale di armi, ritorna nelle proprie basi in Israele.
Attualmente il Territorio della Striscia di Gaza è completamente sotto il controllo del movimento palestinese Hamas. Proprio per il controllo esercitato da Hamas la Striscia di Gaza non riceve più direttamente aiuti umanitari da parte di Europa e USA.
La situazione di vita della popolazione di Gaza è in certi momenti assai drammatica, a causa della penuria di prodotti essenziali o voluttuari (cibo, latte, carburante, sigarette...), e dell'impossibilità di esportare qualsiasi manufatto prodotto nella Striscia. Questa situazione di tensione ha di recente (23 gennaio 2008) anche provocato l'abbattimento a furor di popolo di alcune postazioni di frontiera con l'Egitto al valico di Rafah, allo scopo di permettere a migliaia di persone di rifornirsi di vari generi di prima necessità presso i negozi egiziani sul confine. I soldati egiziani hanno subito questa piccola crisi senza arrivare all'uso della violenza, per espressa volontà del presidente egiziano Mubarak. Nell'ambito di una tregua di sei mesi mediata nel giugno 2008 dall'Egitto, Hamas ha accettato di porre fine al lancio dei razzi in cambio di un alleggerimento del blocco da parte di Israele.
Il 18 dicembre 2008, Hamas ha annunciato unilateralmente la fine della tregua.
Il 27 dicembre 2008, in seguito al lancio di razzi di Hamas nel deserto del Negev e al ferimento di alcuni cittadini israeliani, i vertici israeliani hanno deciso l'Operazione Piombo Fuso contro la Striscia, e i morti secondo le fonti sarebbero più di 300. Israele ha dichiarato che quest'offensiva è solo la prima parte del loro piano e non esclude che possa allargarsi.


Martedì 30, alle ore 10.30, in via Iannello a Partinico, nel quartiere Spine Sante si terrà una cerimonia per commemorare Danilo Dolci a 11 anni dalla sua scomparsa. Nell’area dei comuni che si affacciano sul Golfo di Castellamare, vicino a Palermo, nel corso degli anni ’50 e ’60, svolse un’attiva opera di intervento sociale per il riscatto delle società locali dalle condizioni di miseria e l’avvio di un’esperienza di sviluppo endogeno orientata verso forme di auto-organizzazione. I principi che informano la sua azione sono sostanzialmente quello della nonviolenza attiva - digiuni, scioperi alla rovescia, “pressioni” sociali etc. - e quello educativo, teso a innalzare il tenore di vita della comunità e a favorire lo sviluppo della cooperazione e di azioni solidaristiche, attraverso la ricerca di un dialogo costante con la società locale.

Cogliamo l'occasione per ricordare la figura di un grande personaggio che ha contribuito con le sue attività alla crescita sociale e culturale di Castellammare del Golfo denunciando con coraggio le commistioni tra mafia e politica nel nostro comune.
La vita

«Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.»

(Danilo Dolci, da Il limone lunare)


Danilo Dolci (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997) è stato un sociologo, poeta e attivista della nonviolenza italiano.
Dopo aver effettuato gli studi a Milano, negli anni del fascismo sviluppò presto una decisa avversione alla dittatura. Arrestato a Genova nel 1943 dai nazifascisti, riuscì a fuggire.
Nel 1950 decise di abbandonare gli studi universitari e di aderire all'esperienza di Nomadelfia - comunità animata da don Zeno Saltini - a Fossoli (frazione di Carpi); dal 1952 si trasferì nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promosse lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro: siffatto impegno sociale gli valse il soprannome di "Il Gandhi di Partinico". Subì diverse persecuzioni e processi.
È considerato una delle figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo.

Le lotte non violente a Trappeto e Partinico

«Vi sono grato di non esservi vergognati di me
quando mi eran contro quasi tutti [...]
Vi lascio
una vita scoperta intensamente
giorno per giorno:
ho cercato per voi
di guardare oltre l’attimo, vivendolo... »

(Danilo Dolci, da Il limone lunare)

Nella sua attività di animazione sociale e di lotta politica, Danilo Dolci ha sempre impiegato con coerenza gli strumenti della nonviolenza.
Il 14 ottobre del 1952 Dolci dà inizio a Trappeto al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorità si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario. In questa occasione si stabilisce il contatto con il filosofo di Perugia Aldo Capitini.
Nel gennaio del 1956 oltre mille persone danno vita a uno sciopero della fame collettivo per protestare contro la pesca di frodo, che priva i pescatori dei mezzi di sussistenza.
Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia" a Partinico: centinaia di disoccupati si organizzano per riattivare pacificamente una strada comunale abbandonata: la manifestazione viene fermata dalla polizia e Dolci con alcuni suoi collaboratori viene arrestato. L'episodio suscita indignazione nel Paese, e provoca numerose interrogazioni parlamentari. Dolci viene successivamente scagionato in un processo che ha enorme risalto sulla stampa: a difenderlo è il grande giurista Piero Calamandrei.
Nel corso degli anni intorno a Dolci si è consolidato il sostegno nazionale e internazionale. Nel 1958 gli viene attribuito in Unione Sovietica il Premio Lenin per la Pace. Con i soldi del premio Lenin si costituisce a Partinico il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione".
Si intensifica, intanto, l'attività di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, tra cui i deputati democristiani Calogero Volpe e Bernardo Mattarella, allora ministro (si veda la documentazione raccolta in Spreco, del 1960, e Chi gioca solo 1966). I due parlamentari querelarono per diffamazione Dolci e Franco Alasia, co-autore della denuncia, che vennero entrambi condannati dopo un processo durato sette anni.
La figura e l'opera di Dolci polarizzano l'opinione pubblica: mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarietà, in Italia e all'estero (anche da personalità come Norberto Bobbio, Carlo Levi, Ignazio Silone, Aldous Huxley, Jean Piaget, Bertrand Russell ed Erich Fromm), per molti avversari Dolci è solo un pericoloso sovversivo. Il cardinale Ernesto Ruffini, in un'omelia pasquale degli anni '60 indicò la mafia, il romanzo "Il Gattopardo", e Danilo Dolci come "le cause che maggiormente hanno contribuito a disonorare la Sicilia".

Il metodo maieutico

«il vivere mi inorridisce e affascina
siamo minimi microbi
in bilico distratto
tra disperazione e presunzione»
(Danilo Dolci, da Il dio delle zecche)

Costituisce una caratteristica importante del lavoro sociale ed educativo di Dolci il suo metodo di lavoro: piuttosto che dispensare verità preconfezionate, ritiene che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso valorizza la cultura e le competenze locali, il contributo di ogni collettività e ogni persona. Per questo Dolci collega la sua modalità di operare alla maieutica socratica. Il suo è un lavoro di capacitazione (empowerment) delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni.
Nelle riunioni animate da Dolci, ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e decidere. È proprio nel corso di riunioni con contadini e pescatori della Sicilia occidentale che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato. La successiva realizzazione di questo progetto costituirà un importante volano per lo sviluppo economico della zona e toglierà un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. L'irrigazione delle terre ha consentito in questa zona della Sicilia occidentale la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.

Il lavoro educativo

«quando le raffiche della burrasca crescono
devi inventare l’angolo, ogni tratto,
a cui la furia sommergente infonda
forza avanzante –
col timone arrischiare di sapere
come tagliare il mare »
(Danilo Dolci, da Il dio delle zecche)

A partire dagli anni settanta per Dolci l'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso alla sperimentazione, della struttura maieutica, ovvero di una modalità cooperativa di dibattito, studio e ricerca comune della verità. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Negli anni successivi Dolci gira l'Italia per animare laboratori maieutici in scuole, associazioni, centri culturali.
Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori italiani e internazionali, si approfondisce negli anni ottanta e novanta: muovendo dalla distinzione fra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica della società connessi al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media.

Buone Feste


Il Partito della Rifondazione Comunista augura un sereno Natale a tutti e con rabbia e passione continua la sua lotta per migliorare la condizioni di vta dei cittadini castellammaresi.

Abbiamo apprezzato lo sforzo della Giunta Bresciani di "costruire" una sorta di Bilancio Sociale. Questo stumento di rendicontazione volontario deve però, secondo noi, rispondere a certi criteri senza i quali risulta inefficace. Cercheremo come Partito della Rifondazione Comunista di delineare gli aspetti più importanti di cui, a nostro avviso, deve tenere conto una pubblica amministrazione per la costruzione di un vero Bilancio Sociale e auspichiamo che questi suggerimenti siano presi in considerazone dalla neonata amministrazione. Lo spirito è quello di contribuire alla crescita delle relazioni tra Pubblica Amministrazione e cittadini attraverso uno strumento che consenta una interlocuzione fattiva e continua nel tempo.


Cos'è il Bilancio Sociale?

E' uno strumento di cui si possono dotare le pubbliche amministrazioni per diffondere la cultura della trasparenza amministrativa e favorire la costruzione di un dialogo permanente tra istituzioni e cittadini
. Ogni istituzione, infatti, è responsabile degli effetti che la propria azione produce nei confronti dei suoi interlocutori e della comunità. Tale responsabilità richiede di dar conto della propria azione ai diversi interlocutori, costruendo con essi un rapporto fiduciario e di dialogo permanente. Ogni amministrazione pubblica ha il dovere di rendere conto relativamente ai propri ambiti di competenza, in quanto titolare di un mandato e della potestà di scegliere e agire come interprete e garante della tutela degli interessi e della soddisfazione dei bisogni della comunità. La rendicontazione sociale di ogni amministrazione pubblica deve rispondere alle esigenze conoscitive dei diversi interlocutori, siano essi singoli cittadini, famiglie, imprese, associazioni, altre istituzioni pubbliche o private, consentendo loro di comprendere e valutare gli effetti dell’azione amministrativa.


Come si definisce un Bilancio Sociale?


E' l risultato di un processo con il quale l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato. Il bilancio sociale deve, pertanto, esprimere il senso dell’azione dell’amministrazione, descrivendo i processi decisionali e operativi che la caratterizzano e le loro ricadute sulla comunità. Deve essere realizzato con cadenza periodica, preferibilmente semestrale, permettendo di confrontare ciclicamente gli obiettivi programmati con i risultati raggiunti favorendo la definizione di nuovi obiettivi e impegni dell’amministrazione.


Che tipo di informazioni deve contenere il bilancio sociale?


deve contenere informazioni relative a tre tipologie di rendicontazione:
  1. Valori di riferimento, visione e programma dell’amministrazione: l’amministrazione esplicita la propria identità attraverso i valori, la missione e la visione che orientano la sua azione, chiarisce gli indirizzi che intende perseguire e le priorità di intervento.

  2. Politiche e servizi resi: l’amministrazione rende conto del proprio operato nelle diverse aree di intervento e dei risultati conseguiti in relazione agli obiettivi dichiarati.

  3. Risorse disponibili e utilizzate: l’amministrazione da conto delle risorse di cui ha potuto disporre, delle azioni poste in essere e dei risultati conseguiti con la loro gestione. Il bilancio sociale deve inoltre contenere: una nota metodologica sul processo di rendicontazione.

1. VALORI DI RIFERIMENTO, VISIONE E PROGRAMMA DELL’AMMINISTRAZIONE

Il bilancio sociale deve rendere conto del modo in cui l’amministrazione interpreta la propria missione istituzionale, esplicitandone i valori di riferimento, la visione e le priorità di intervento, con riferimento alle caratteristiche e all’evoluzione del contesto in cui opera. Questa tiplogia direndicontazione induce l’amministrazione a rendere espliciti gli elementi fondamentali per rappresentare il senso complessivo della sua azione. Il bilancio sociale deve chiarire, infatti, gli ambiti di competenza dell’amministrazione, descrivere il suo assetto istituzionale e di governo e la sua struttura organizzativa tenendo conto non solo dell’articolazione interna, ma anche della rete dei soggetti collegati, come società, agenzie, istituzioni, fondazioni, aziende speciali.

2. RENDICONTAZIONE DELLE POLITICHE E DEI SERVIZI

Il bilancio sociale deve rendicontare le politiche e i servizi resi dall’amministrazione, in modo da evidenziare i risultati conseguiti in relazione agli obiettivi dichiarati. Questa parte del bilancio sociale deve essere articolata per aree di rendicontazione, che riconducano le molteplici attività dell’amministrazione a ambiti di intervento coerenti con il programma e le priorità dell’amministrazione e significativi dal punto di vista dei suoi interlocutori. Per ciascuna area il bilancio sociale deve rendicontare a nostro giudizio:

  • gli obiettivi perseguiti;

  • le azioni intraprese;

  • le risorse impiegate;

  • i risultati raggiunti;

  • gli impegni e le azioni previste per il futuro.

La rendicontazione deve tener conto non solo di quanto attuato direttamente dall’amministrazione, ma anche di quelle azioni realizzate da soggetti esterni, pubblici o privati, con i quali l’amministrazione ha definito rapporti di collaborazione (mediante contratti, concessioni, accordi, convenzioni, etc.) nell’attuazione delle politiche o per la gestione dei servizi. Inoltre, l’amministrazione deve rendicontare le iniziative poste in essere per favorire e promuovere la partecipazione diretta dei cittadini ai processi decisionali

3. RENDICONTAZIONE DELLE RISORSE DISPONIBILI E UTILIZZATE

Il bilancio sociale deve rendere conto delle risorse di cui l’amministrazione ha potuto disporre per svolgere la propria attività e delle modalità della loro gestione. Tale rendicontazione fornisce informazioni in merito a:

  • entrate e spese della gestione;

  • proventi e costi della gestione;

  • patrimonio dell’amministrazione e sua variazioni.

Da questi suggerimenti si evince come il processo che conduce alla costruzione di questo strumento di rendicontazione sia lungo. Questo impone all'amministrazione comunale uno sforzo considerevole. Del resto, soltanto attraverso una definizione rigorosa e puntuale del Bilancio Sociale si può arrivare alla trasparenza degli atti amministrativi e alla costruzione di una cittadinanza attiva. Noi la nostra parte l'abbiamo fatta, prendiamo atto della volontà (fino ad ora solo dichiarata) della Giunta Bresciani di sperimentare queste pratiche di rendicontazione e chiediamo che vengano accolti questi suggerimenti che possono condurre alla tanto agognata traparenza dell'attività amministrativa, condizione senza la quale è impossibile rendere impermeabile le amministrazioni alle infiltrazioni mafiose.

Cogliamo l'occasione per augurare un buon Natale a tutti i Castellammaresi.

Partito della Rifondazione Comunista circolo di Castellammare del Golfo

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