Riflessione sull'ordinanza del sindaco in merito al corretto conferimento dei rifiuti e alla raccolta differenziata.
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Con un'ordinanza il sindaco Bresciani informa i cittadini sul corretto conferimento dei rifiuti, il cui servizio di raccolta e smaltimento è stato affidato all’Agesp S.p.a. e su alcune novità introdotte, allo scopo di migliorare il servizio, quali la raccolta differenziata, che, secondo quanto riportato dall'addetto stampa del Sindaco, partirà a breve per i cittadini, mentre è già attiva per gli esercizi commerciali. Sul fatto che la raccolta differenziata sia già stata attivata per gli esercizi commerciali manifestiamo perplessità e chiediamo alcuni chiarimenti. Ci risulta difficile pensare, infatti, che questa raccolta differenziata possa essere efficace, in quanto il servizio di raccolta dei rifiuti non viene espletato la domenica. Si capisce bene come la maggior parte dei rifiuti si accumuli il sabato notte proprio quando le pizzerie, i pub e i bar lavorano di più e fino a tarda notte. Per questo chiedamo che il servizio di raccolta sia attivo anche la domenica. Non dimentichiamo che entro il 2006 era obbligo di tutti i Comuni raccogliere in maniera differenziata almeno il 35% dei rifiuti (in origine tale percentuale era da raggiungere nel 2003); la nuova normativa prevede l'obbligo di raggiungere il 65% entro il 2010. In molti dei Comuni che primeggiano nella raccolta differenziata viene applicato un incentivo diretto alla selezione. In pratica viene applicato il principio "più inquini più paghi". Per contro più ricicli più risparmi. Per applicare una misura precisa di quanto il cittadino sia bravo il comune vende gli unici sacchetti abilitati allo smaltimento dei rifiuti non riciclabili al costo del sacchetto più il costo dei rifiuti che questo contiene. Quindi se un cittadino differenzia bene i suoi rifiuti dovrà acquistare meno sacchi. Questo principio basato sull'incentivazione ad inquinare di meno potrebbe essere applicato da subito e, in un primo momento, in via sperimentale ai pubblici esercizi.Etichette: politica locale
Mike Davis: Il mondo è diventato infiammabile.
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L'analisi di quello che sta accadendo nel vasto mondo dei movimenti riteniamo sia necessaria per potere comprendere quali trasformazioni stanno caratterizzando la nostra società.Mike Davis (1946) è teorico dello sviluppo urbano e sociogeografo. Molto conosciuto per le sue prese di posizione politiche, ha al suo attivo numerosi libri. Insegna alla University of California. Tra le sue opere più apprezzate: Città di quarzo (manifestolibri 1991); Cronache dall’Impero (manifestolibri 2004); Geografie della paura (Feltrinelli 1999); I latinos alla conquista degli Usa (Feltrinelli 2001); Olocausti tardovittoriani (Feltrinelli 2002); Città morte. Storie di inferno metropolitano (Feltrinelli 2002).
"Penso che le nostre società siano ormai oltre modo sature di una rabbia non riconosciuta, che può improvvisamente cristallizzarsi intorno a un abuso di polizia o a una repressione di stato. Il seme della rivolta ha già palesemente dato il suo frutto, ma la società borghese a malapena riconosce il suo raccolto.
A Los Angeles, nel 1992, ad esempio, ogni adolescente in strada (o, inversamente, ogni poliziotto di ronda) sapeva che la battaglia conclusiva stava arrivando. Tra i giovani e il governo cittadino si stava aprendo una spaccatura sempre più ampia, tale da essere ben evidente anche per l’osservatore meno accorto: arresti di massa settimanali, innumerevoli pestaggi di ragazzi disarmati da parte della polizia, la schedatura ingiustificata dei giovani black, l’esercizio vergognoso di una giustizia a due pesi e due misure, e così via. Eppure, una volta arrivati allo scoppio decisivo, sulla scia della sentenza giudiziaria che assolse la polizia colpevole di aver picchiato Rodney King fin quasi alla morte, le élite politiche e mediatiche reagirono quasi come se una forza segreta e imprevedibile si fosse liberata dalle profondità della terra.
I media (che perlopiù osservavano dall’alto degli elicotteri) in seguito cercarono di far passare nell’opinione pubblica una percezione della rivolta basata sulla drastica semplificazione e stereotipizzazione: gangs di neri appiccavano fuoco nelle strade e depredavano. In realtà la sentenza del caso Rodney King divenne il nucleo attorno al quale istanze di lotta, fra loro molto diverse, coalizzarono. Delle migliaia di arrestati solo pochi erano davvero membri di gang, e addirittura appena un terzo erano afro-americani. La maggioranza era composta di poveri immigrati o dei loro figli arrestati per furto di pannolini, scarpe e televisori nei negozi di quartiere. L’economia di Los Angeles attraversava allora (esattamente come oggi) una forte recessione, che colpiva maggiormente i quartieri «latinos» a sud e a ovest di downtown; ma la stampa non si era mai occupata della loro miseria esistenziale, così l’esistenza di una «rivolta del pane» all’interno del movimento fu quasi completamente ignorata.
In maniera simile, oggi, in Grecia, un’«ordinaria» atrocità della polizia finisce per scatenare una rivolta che viene etichettata come rabbia inspiegabile e attribuita ad oscuri anarchici: mentre, in realtà, una «guerra civile a bassa intensità» sembra aver caratterizzato da tempo la relazione tra la polizia e diversi strati giovanili.
Non ho alcuna qualificazione per esprimermi sulla specificità della situazione greca, ma ho l’impressione che ci siano qui importanti discontinuità rispetto alla Francia del 2005. La segregazione spaziale degli immigrati e delle fasce povere giovanili appare meno estrema che a Parigi, mentre le prospettive di lavoro per i figli della piccola borghesia sono considerevolmente peggiori: l’intersezione di queste due circostanze porta nelle strade di Atene una miscela più varia di studenti e giovani disoccupati. Inoltre i giovani greci appartengono a una tradizione di protesta continua e a una cultura di resistenza che è unica in Europa.
Quali sarebbero le richieste avanzate dai manifestanti greci? Sicuramente percepiscono con chiarezza spietata che la depressione globale preclude le riforme tradizionali del sistema educativo e del mercato del lavoro. Perché dovrebbero aver fiducia in un’iterazione del Pasok e delle sue promesse mancate? Ma è vero anche che si tratta di una tipologia originale di rivolta, prefigurata dagli scoppi precedenti di Los Angeles, Londra, e Parigi, ma derivante da una nuova e più profonda consapevolezza: che il futuro è già stato derubato in anticipo. Infatti, quale generazione nella storia moderna (a parte i figli dell’Europa del 1914) è mai stata così globalmente tradita dai propri padri?
Mi angoscio su questo punto perché ho quattro figli, e anche il più giovane di loro comprende che il loro futuro potrebbe essere radicalmente diverso dal mio passato. La mia generazione di «baby-boomers» consegna ai suoi eredi un’economia mondiale collassata, un picco stupefacente di disuguaglianza sociale, guerre brutali combattute sulle frontiere imperiali, e un clima planetario fuori controllo.
Atene è considerata da molti come la risposta alla domanda: «dopo Seattle, cosa ancora?» Il riferimento è alle dimostrazioni anti-Wto e alla «battaglia di Seattle» del 1999, quando si aprì una nuova era di protesta non violenta e di attivismo civile. L’incredibile popolarità dei social forum mondiali, i milioni scesi in strada nel 2003 contro l’invasione dell’Iraq da parte di Bush, il supporto diffuso al protocollo di Kyoto, tutto ciò aveva alimentato l’enorme speranza che un «altro» mondo fosse possibile
Eppure la guerra non è finita, le emissioni di gas serra sono aumentate, e il movimento dei social forum sta languendo. Un intero ciclo di proteste è giunto al termine proprio quando le caldaie del capitalismo globale di Wall Street sono esplose, rivelando in un sol colpo problemi radicali insieme a nuove opportunità per il radicalismo.
La rivolta di Atene mette fine a un lungo periodo di aridità e di rabbia. Il suo nucleo sembra insofferente agli slogan speranzosi e alle soluzioni ottimistiche - distinguendosi così dalle spinte utopistiche del 1968 e dallo spirito fiducioso del 1999. L’assenza di domande di riforma, di sicuro, è ciò che scandalizza di più, non i cocktail di molotov o lo vetrine rotte dei negozi. Non somiglia granché alla sinistra studentesca degli anni ‘60, né alle rivolte intransigenti dei sottoproletari anarchici di Montmartre alla fine dell’Ottocento, e neanche al «Barrio Chino» di Barcellona durante i primi anni ‘30.
Alcuni attivisti, naturalmente, considerano i fatti di Atene come una riproposizione dello stile di protesta di Seattle, alterato da un certo quoziente di «passionalità mediterranea». Questa interpretazione funziona all’interno del paradigma «Obama-porterà-il-cambiamento», che legge il presente come un ritorno dei movimenti di riforma politica degli anni ‘30 e degli anni ‘60.
Ma altri giovani attivisti di mia conoscenza rifiutano questa lettura. Si identificano piuttosto (così come fecero gli anarchici fin de siècle) con una «generazione perduta», e vedono nelle strade di Atene il metro appropriato alla loro rabbia. È sicuramente pericoloso sopravvalutare l’importanza di una rivolta che ha uno specifico contesto nazionale, ma il mondo è diventato infiammabile, e Atene è la prima scintilla.
(Trad. Nicola Vincenzoni)".
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Segreteria PRC circolo di Castellammare del Golfo: DOCUMENTO POLITICO.
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DURANTE L'ASSEMBLEA DI CIRCOLO DI VENRDI' 16 GENNAIO 2009 IL SEGRETARIO DEL CIRCOLO PRC DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO HA SOTTOPOSTO ALL'ATTENZIONE DELL'ASSEMBLEA UN DOCUMENTO POLITICO CHE VERRA' EMENDATO E APPROVATO NELLA PROSSIMA RIUNIONE.Etichette: circolo PRC Castellammare del Golfo.
Recuperare la memoria di personaggi come il poeta Castrenze Navarra, che tanto ha dato alla comunità castellammarese, assume un significato sociale per due ordini di motivi: da un lato per il grande valore artistico che connota gran parte della sua produzione letteraria, dall'altro per gli ideali di amore, di fratellanza universale e di pace che le poesie e le opere in prosa propugnano e sottopongono alla riflessione di tutti.Per chi volesse approfondire la conoscenza e le opere in prosa del poeta Castrenze Navarra esiste una completa antologia delle opere edite ed inedite curata da Francesco Leone.
Di seguito pubblichiamo i versi siciliani tratti dai dialoghi "VIDDANU 'NGANNATU".
SCHIAVU ADDIVENTI
li comunisti non ni vonnu guerra;
'ddifènninu a cù zappa e 'un havi terra,
a l'operaiu sfruttatu e puvureddu.
Contru la burghisia fannu ribbeddu
pirchì lu fruttu nostru idda s'afferra.
-Turi, lu ciricoppulu ti sferra;
ti pigghianu pi fissa, gnuranteddu.
Si vìncinu addiventi un cannavazzu:
ti lèvanu lu sceccu e li zappuna,
ti levanu pagghiaru e matarazzu.
Schiavu addiventi comu lu sumeri.
Sta attentu sai, poi chissi sù patruna
di la figghiuzza tua e di to mugghieri.-
T'AMU - TI DUGNU..
- Turi, si chissi acchiananu a putiri,
sì scarsu e spranza 'un n'hai di migghiurari;
sempri na lu me feu tu pò manciari
ma sutta ad iddi fami e gran suspiri.
Eu t'haiu vulutu beni e lu pò diri.
Eu si ti mannu tu nun pò campari.
-E' vveru e nun lu pozzu mai nijari:
m'hau sfamatu vossia, mèrita firi.
-Chianci?! - addiuna l'haiu la famigghia.
- Ti dugnu un tummineddu di furmentu,
manna lu sacchiteddu cu to figghia.
- Subitu, si. E' omu di cuscenza
e havi cori bonu e sintimentu
Baciu li manu. Diu lu ricumpenza -.
RICATTO
IV
- Pirmissu?.. - Avanti Rosa, 'un t'affruntari.
- Purtavi un sacchiteddu...- Guarda a mia:
sempri t'affrittu cori t'addisia
e tu nun mi vò mancu taliari.
Però sta vota sì ch t'è vasari.
Ora ti unciau lu pettu, nica mia...
- Eu sugnu onesta. - Ma senti, talia...
- Pietà baruni; mi lassasi stari.
- Ma si t'abbrazzu anticchiae si ti vasu
tu forsi perdi summu di dinari?
- Li manu a postu! pezzudi vastasu!...
- Allura eu furmentu un ti ni dugnu.
- Patruni bonu, m'avi a pirdunari...
- Te ccà na vasatedda. Ti pirdugnu.
SDEGNU
VIII
- Sasà, mugghieri mia, sì frasturnata
ed a la chiesa chiù nun ci vò' jri.
- Sì, sì, Turiddu, pirch'è senza firi
lu preti! è cuntru nui genti sfruttata.
E' ddifenni dda classi vili e sgrata
chi n'usurpa lu drittu a lu Putiri,
classi ch'a dannu nostru sciala e riri
cu la ingiustizia sò legalizzata.
Idda ch'avi la scola na li manu,
'nsigna murali a binifizu so
ed è patruna di lu cori umanu.
Lu riccu sputrunia tra rosi e ciuri
e lu preti l'aiuta. Eu un pari to....
ti suca sangu e t'arrobba l'onuri!!! -
VINNITTA
IX
- Vossia a me figghia ci livau l'onuri
ma è viduvu e si l'havi a maritari!
- Sugnu baruni e nun lu pozzu fari...
E nun 'nsistiri chiù, ti dicu, Turi!
- Ma li me 'ntinzioni sunnu duri
e chiù nun pregu. Vegnu a ' mminazzari!
- Basta ti dicu, basta! E 'un ci stunari.
- Gran carogna! birbanti! Tradituri!
Ti scannu!! - No! no, no! chi vai 'ngalera.
No Turi bonu, no! Diu viri e senti..
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FERRERO, PRC: LEGGE ELETTORALE, TENTATIVO PD DI INTRODURRE SBARRAMENTO E' COLPO DI STATO.
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 12:28Roma, 14 gennaio 2009.
Dipartimento naz. Organizzazione
Etichette: Ufficio stampa PRC
Dal 27 dicembre Gaza è martoriata dalle bombe dell’aviazione israeliana. Oggi è invasa anche da terra, bombardata dal cielo e dal mare. È una tragedia di proporzioni enormi: In quel fazzoletto di terra vivono oltre 1,5 milioni di persone: stipate in una città senza vie di fuga, coi valichi alle frontiere chiusi, sotto embargo di medicinali, cibo, carburante, acqua.Dopo due settimane di bombardamenti incessanti ed azioni militari di terra, il bilancio è drammatico: oltre 900 morti, di cui un terzo bambini e 3 mila feriti.Questo massacro di civili inermi viola ogni principio del diritto internazionale e calpesta ogni speranza di pace. Chiediamo la fine dell’aggressione israeliana, un ritiro totale delle truppe israeliane da Gaza e l’immediata cessazione di tutte le ostilità . E chiediamo che il governo italiano, di cui denunciamo l’inettitudine diplomatica ed il sostegno all’azione militare, si faccia portatore di questa richiesta. Questa guerra è contro tutti i palestinesi e la prima vittima è la politica. Il problema vero è che oggi in Palestina non ci troviamo di fronte ad un processo di pace interrotto o che procede a rilento. Ci troviamo di fronte alla costruzione concreta di un regime di apartheid, che strutturalmente rende impossibile la realizzazione di quanto stabilito dagli accordi e cioè la costruzione di due stati per due popoli. La costruzione dell’apartheid non è dichiarata ma praticata e la costruzione del muro – meglio sarebbe dire dei muri – costituisce la sua affermazione concreta. Oggi in Medio Oriente non abbiamo un territorio palestinese e uno israeliano ma bensì un territorio israeliano che si espande progressivamente con nuovi insediamenti di “coloni” che vengono difesi dalla polizia e dall’esercito israeliano e uniti da strade che sono utilizzabili solo da auto con targa israeliana. Parallelamente i check point rendono gli spostamenti dei palestinesi dei calvari interminabili, senza contare che i varchi nel muro, possono essere chiusi in ogni momento. I diritti dei palestinesi semplicemente non esistono perché possono essere sospesi in ogni momento, in ogni luogo, per qualsiasi motivo, dalle forze dell’occupazione.La comunità internazionale, compresa l’ Unione Europea, hanno grandi responsabilità per la crisi umanitaria a Gaza causata dal continuo assedio, e per l’aver ignorato la costituzione di un sistema di apartheid nella Cisgiordania, mentre gli Stati Uniti perpetuano la loro politica di complicità con Israele. Ha la responsabilità del silenzio e dell’inerzia di fronte ai crimini di guerra e alle violazioni del diritto internazionale. L’impunità per i crimini di guerra commessi in questi giorni a Gaza è inaccettabile. Chiediamo in particolar modo all’Unione Europa di intraprendere misure concrete e non soltanto rilasciare dichiarazioni. Misure come l’immediata sospensione degli Accordi di Associazione tra Israele e Unione Europea, sulla base delle linee guida dell’Unione Europea volte alla promozione del pieno adempimento del diritto umanitario internazionale. L’appello del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite volto a chiedere un immediato cessate il fuoco non è sufficiente. C’è bisogno di adottare misure concrete, incluse sanzioni, per assicurarsi che Israele adempia pienamente ai suoi obblighi nei confronti del diritto umanitario internazionale e rispetti le risoluzioni delle Nazioni Unite.Tra queste un embargo immediato ai rifornimenti di armi nei confronti di Israele e più in generale dare inizio a un processo di de-militarizzazione dell’intera regione, compresa la sua trasformazione in una zona libera dal nucleare.L'occupazione militare del territorio palestinese deve finire, l'assedio di Gaza, che causa una tragedia umana tanto grande, deve essere revocato. Non ci sarà mai pace finché si costringerà il popolo palestinese a vivere in ghetti, subire vessazioni continue, finché non si permetterà la nascita di uno stato palestineseUna pace giusta può nascere solo da una conferenza internazionale sotto l'egida dell'Onu, non di conferenze come quella di Annapolis a cui non sono seguite che vuote dichiarazioni. L' obiettivo di tale conferenza deve essere la fine dell'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza, la rimozione del Muro e degli insediamenti, il rispetto delle risoluzioni internazionali, inclusa la 194, e la nascita di uno stato palestinese nei confini del 67, con Gerusalemme Est come capitale, che possa vivere in pace accanto a quello di Israele.Questo obiettivo sarà possibile solo se verrà fermata questa nuova ed insensata guerra. Ed è su questo obiettivo che Rifondazione Comunista è impegnata. Su questa piattaforma, il prossimo sabato 17 Gennaio, il nostro Partito parteciperà alle due manifestazioni convocate dalla Comunità palestinese a Roma e dalla Tavola della Pace ad Assisi.Crediamo sia stato un errore la convocazione di due manifestazioni, per lo più nella stessa giornata. Il nostro Partito ha lavorato per evitare questa divisione, perché oggi c’è bisogno del massimo di unità nella solidarietà al popolo palestinese e nell’obiettivo di fermare la guerra. Crediamo necessario continuare a lavorare perché in futuro ciò non si ripeta. Il Prc è impegnato inoltre nel continuare la cooperazione e il lavoro insieme ai partiti della Sinistra palestinese e israeliana così come con le forze pacifiste e democratiche. In questo momento così critico ci appelliamo affinché ci sia una riconciliazione nazionale dei palestinesi, per noi l’unico modo per dare vita a una Palestina libera e unita e per uno sbocco positivo del processo politico. Sosteniamo le voci coraggiose che si levano in Israele contro la guerra, la militarizzazione della società israeliana e che lottano per una pace giusta.
Etichette: Politica estera
Partiamo dalla società per non morire di morte lenta.
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 12:24
All'interno del Partito della Rifondazione Comunista si è consumata una scissione. Il frutto di questa frattura, vissuta tutta all'interno dei vertici del Partito e che ha interesato poco e niente la maggior parte dei militanti, è il risultato di un dibattito lacerante e, a luoghi stucchevole, tra le diverse anime che regnano in seno al PRC: la componente comunista che guarda alla centralità del Partito nella ricostruzione della sinistra in Italia e quella che ha dato luogo alla scissione che vuole andare oltre, credo su posizioni più moderate e governiste.
Etichette: Dibattito PRC
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