Raccolta viveri pro Abruzzo. Da oggi a patire dalle 15.30 presso il piazzale antistante la villa comunale di Castellammare del Golfo.
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 10:16Continua a pieno ritmo l’azione di solidarietà di Rifondazione comunista nei confronti delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto. E‘ stato aperto un asilo popolare per far giocare e divertire i bambini del campo sfollati di Tempera e l’appello alle maestre e agli operatori sociali è quello di offrire la loro disponbilità ad animarlo. La cucina da campo messa in funzione e operativa già da due giorni in località Tempera, nei pressi dell’Aquila, ha sfornato circa 700 pasti sia a pranzo che a cena ed ora si trasferirà in località San Biagio per continuare la sua opera in quel campo sfollati, sostituita da oggi a Tempera dall’arrivo di una cucina più grande delle Misericordie.Sono 6/7 al giorno i furgoni che raccolgono cibo, indumenti, materiale igienico presso i diversi centri di raccolta organizzati dalla Federazione abruzzese del Prc e che da Pescara vengono smistati nei centri di accoglienza di Tempera e di Centi Colella, dove sono stati convogliati ieri due furgoni su richiesta della Protezione civile.
La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8 ) funziona come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati.Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati sono pregati quindi di chiamare il numero 085.66788
Chiunque volesse partecipare all’organizzazione dei soccorsi può chiamare: Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati) Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti) Marco Fars: 334.6976120Francesco Piobbichi: 334.6883166o spedire una mail al seguente indirizzo:http://prcpartinico.wordpress.com/
C’è necessità urgente di: tavoli e sedie, coperte, sacchi a pelo, asciugamani, biancheria, pigiami, tende, gazebo, vestiario soprattutto per i bambini, generi di prima necessità (acqua, latte UHT, pasta, riso, biscotti, zucchero, caffè, pelati, olio, scatolame vario, carta igienica, saponette, sapone da bucato, spazzolini, dentifricio, detersivo per piatti, disinfettanti, carta da cucina, cerotti, guanti, sacchi per la spazzatura, assorbenti, pannolini e pannoloni per neonati e per anziani, omogeneizzati, piatti e bicchieri di plastica etc…).Cioccolata, dolciumi, giocattoli.
ATTENZIONE! Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso:non partite senza aver prima chiamato i numeri messi a disposizione.Siate attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l’alloggio.
Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:
Conto Corrente Bancario RIFONDAZIONE PER L’ABRUZZOIBAN: IT32J0312703201CC0340001497
o tramite carta di credito: sottoscrizione online
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L'unica strada da percorrere è la prevenzione. iniziamo dalla zonazione sismica del nostro territorio.
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 22:53Etichette: Politica interna
La retorica populista-fascista di Berlusconi mentre l'Italia affonda.
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 13:27I dati sulla crisi economica sono preoccupanti anche se Emilio Fede non fa vedere più in televisione la gente che rovista tra i rifiuti per trovare qualcosa da mettere sotto i denti. Quella era un'altra epoca e si utilizzavano tutte le carte in tavola, non quelle di poker, per fare propaganda contro il governo Prodi. Succede adesso che viene fondato il PDL. Viene fondato da un'assemblea dopo che già lo aveva fondato il leader Berlusconi. Sulla logica di questo meccanismo perverso non mi pronuncio. Volevo rivelare che sono quindici anni che Berlusconi rompe con questa voglia di modernità e cambiamento salvo cambiare solo il nome al partito ma continuare con politiche fallimentari che fanno solo il gioco dei suoi interessi e di quelli di pochi intimi amici. Mentre continuiamo ad assistere a questa stucchevole retorica populista-fascista il nostro paese è piegato in due da una crsisi economica frutto delle politiche liberiste e capitalista trainate dagli Stati Uniti.
Coraggio compagni non sono finite le rivoluzioni....
Giacomo Galante
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di Gianpasquale Santomassimo
su Il Manifesto del 22/03/2009
Fra i tre fascismi che sono al governo (il fascismo storico dei missini, il fascismo «naturale» e qualunquista degli elettori di Berlusconi, il fascismo razzista e xenofobo della Lega) soltanto il primo ha avviato da tempo - e inevitabilmente - una evoluzione e un ripensamento, che lo conducono oggi a celebrare, con lo scioglimento nel Pdl, il compiersi di una proposta politica che si lascia «alle spalle il Novecento con le sue ideologie totalitarie».Più ancora che l'evoluzione del partito in sé, che è apparso sospeso e lacerato a mezza via tra innovazioni accettate e richiami identitari riaffioranti, ha colpito negli ultimi anni l'accelerazione del percorso personale di Gianfranco Fini, che ha teso a presentarsi come interprete di una nuova destra «moderna» e repubblicana, sempre più distante dal punto di partenza e sempre più vicina al modello di una destra europea incarnata dall'esperienza gaullista più che dalla tradizione democristiana.Su cosa sia oggi la cultura del partito che si scioglie si sono interrogati i giornali, in tono tra il divertito e il serioso. Va detto però che molti osservatori si sono abbandonati a un assemblaggio inevitabilmente pittoresco tra dichiarazioni ufficiali, bancarelle di libri in esposizione nei congressi, «rivalutazioni» ardite di un organo negli ultimi tempi molto immaginifico quale il Secolo d'Italia. Viene fuori così un quadro dove Julius Evola si mescola a Vasco Rossi e nell'ombra sogghigna Wil Coyote. Prendiamo però la cosa sul serio, come è giusto fare, e atteniamoci al documento ufficiale, che come tutti i documenti va analizzato attentamente, di là del suo valore intrinseco. Il nuovo Pantheon è molto affollato, anzi sovraffollato, e si presterebbe senza dubbio a facili ironie. Rispetto ai documenti della svolta di Fiuggi (gennaio 1995) vediamo cadere il richiamo a Gramsci (e agli echi nazional-popolari che lo legittimavano), compaiono però Giovanni Amendola e Piero Gobetti, mentre non solo un residuo di buon gusto impedisce l'introduzione di Giacomo Matteotti, ma soprattutto la sua estraneità al clima della cultura antigiolittiana e antipositivista che pare il filo conduttore di molti inserimenti. Nel primo Novecento troviamo infatti Croce e Gentile, Pirandello, Mosca, Pareto, Gobetti, la «grande stagione culturale del nazionalmodernismo del Futurismo di Marinetti e Boccioni», l'opera di Marconi, «lo slancio di Filippo Corridoni», le «propulsioni culturali e lo slancio civile di D'Annunzio, Papini, Soffici, Prezzolini, Amendola, Malaparte». Vittime e carnefici del decennio futuro vengono fissati come in sospensione alla data del 1914, come se la storia d'Italia si fosse fermata lì. C'è una certa coerenza, non assoluta ma relativa, rispetto al canone fissato da Fini al congresso di Fiuggi quattordici anni fa: l'idea di una destra che precede il fascismo e va oltre il fascismo. Lasciamo perdere l'obiezione, facile, sul carattere non assimilabile alla destra di molti dei personaggi elencati. La cosa più sorprendente, però, è che con tale disposizione ideale, e da un versante insospettato, si torna a «mettere tra parentesi» il fascismo, cioè l'unica esperienza unificante delle destre in Italia prima di Berlusconi, il suo lascito duraturo e incancellabile nella storia d'Italia, e, inevitabilmente, nella storia, nella cultura, nella psicologia della destra italiana. Ma qui non è la «repugnanza» crociana verso il fascismo che ispira questa parentesi; sono imbarazzo e falsa coscienza che impediscono di parlare del regime.Il filo conduttore è quello di una «via italiana alla modernità» che parte da molto, troppo, lontano: Dante, Petrarca, Machiavelli, Leonardo e Vico, e che attraverso Alfieri, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Gioberti, Cattaneo giunge al primo Novecento. Questa linea scavalca il fascismo ma riaffiora nell'Italia repubblicana attraverso le «personalità che, in un contesto di differenti egemonie culturali, hanno lavorato per mantenere viva l'idealità italiana, da Guareschi, a Longanesi, a Del Noce, a Montanelli, a Flaiano, a Calamandrei, a Pannunzio, a Cotta». Lo spirito della modernità italiana si esprime anche nel cinema di Fellini e Sergio Leone e «nella musica di Battisti, Mogol e Pavarotti, dall'applicazione industriale di Beneduce fino a Enzo Ferrari ed Enrico Mattei. È questo il Novecento che merita di essere traghettato nel nuovo secolo, a fondamento culturale del nuovo partito che stiamo costruendo».Lo sbocco di tutto questo è il Pdl che rappresenta il «partito degli italiani», «capace di unire e rappresentare tutte le culture politiche espressione dello spirito nazionale, racchiuso nell'identità cattolica, nel Rinascimento, nel grande Umanesimo, nel Risorgimento e nei movimenti modernizzatori e riformisti del Novecento». Evitiamo facili battute su questo ultimo elenco di nomi e di richiami. Quello che non si può tacere è però il ritorno di una tipica arroganza fascista, e che la stessa idea di un «partito degli italiani» - che è anche lo slogan del Congresso - ben compendia: far coincidere nazionalità e appartenenza politica, con l'ovvia e sottaciuta espulsione di tutti gli italiani di opinioni avverse dal campo stesso della patria comune. Sono parole in assoluta libertà, demagogia propagandistica (ancora più corrente negli ideologi di Forza Italia che in quelli di An) che però non può che preoccupare in un partito plebiscitario e carismatico, fondato sulla guerra civile permanente e sulla divisione degli italiani in «buoni» e reprobi quale è quello fondato da Berlusconi e in cui oggi i postfascisti confluiscono.Il documento mescola richiami all'individualismo e alla centralità della persona contro il fallito «progetto massificante e relativista, prima di marca marxista, poi giacobino-economicista», ma anche richiami al fallimento del mercatismo e del globalismo, «ideologie sbagliate e non il grande punto d'arrivo dello sviluppo umano». Rilancia l'economia sociale di mercato come alternativa al liberismo deregolato. Contro la fine delle patrie, rivendica l'identità italiana come «connotato culturale, passionale e prepolitico» del Popolo della Libertà, intesa come riconoscibilità di una forma mentis tipica di una comunità. Non manca l'inevitabile condanna dello «spirito del Sessantotto», stagione che ha degradato i saperi e ha confuso i valori della cultura. «Allora la cultura del merito fu espunta dalla scuola e dall'università per lasciare spazio a una collettivizzazione dei titoli, assolutamente effimera e dannosa». Obiettivo ambizioso è «capovolgere la meccanica dell'egemonia culturale che, per decenni, ha tenuto le idee, i programmi e la cultura della destra in una condizione di subalternità rispetto al 'pensiero unico' liberal e tecnocratico». La Grande Riforma presidenzialista è additata sullo sfondo come tappa cruciale del percorso.Che dire, in conclusione? La fondazione della cultura di una «destra repubblicana», autoritaria ma costituzionale, laica e secolarizzata pur nell'ossequio ai valori religiosi, era già molto difficile in un partito diviso tra nostalgia e razionalità. Sarà compito ancora più arduo in un partito carismatico e demagogico, dove le chances per Fini di contare e orientare saranno inevitabilmente ridotte ai minimi termini.
Vecchio e nuovo fascismo, vecchio e nuovo antifascismo
di Angelo d’Orsi
su Liberazione del 22/03/2009
L’autoaffondamento della nave postfascista ha già attrattol’attenzione dei commentatori, e certo se ne parlerà a lungo. Infondo, l’MSI, poi AN, era il solo partito che, pur derivando dallosconfitto totalitarismo fascista, avesse avuto cittadinanzanell’Europa post-1945. E ciò a dispetto della XII disposizionetransitoria della Costituzione vietante “la ricostituzione deldisciolto Partito fascista”, e anche della successiva Legge Scelba(1952), volta alla sua attuazione, che sanziona penalmente lapropaganda o l’apologia del fascismo. Vissuto sempre sul doppiobinario – che peraltro fu di Mussolini, e fu ripreso da Almirante,oggi presentato incredibilmente come uno dei “padri della patria” -dell’accettazione formale del sistema liberale e della praticasostanziale della violenza politica, il neofascismo, divenutopostfascismo in un percorso lungo e accidentato, giunge all’abbracciocon Berlusconi e il suo partito personale che riesce a mietereconsensi in ogni strato sociale. Una scelta, com’è noto, respinta consdegno da Fini, e poi supinamente accettata in nome proprio del largoconsenso del Cavaliere, salvo tentare di preservare una “identità” ditipo correntizio in seno a questa adunata che mira a occupare tutto lospazio politico che dal centro giunge fino alla destra estrema, purcon la freccia nel fianco costituita dalla Lega Nord, che la suaautonomia cerca di tenersela ben stretta.Archiviato quel che del fascismo rimaneva, si può mandare in soffittal’antifascismo? La risposta è un no chiaro e tondo. No, innanzi tuttoperché la confluenza (l’assorbimento) nel PdL, intensificherà, dopo lafuoruscita di Storace, la nascita di gruppi di fascisti duri e puri,che cercheranno sul campo di dimostrare la loro autonomia, con azionicome le aggressioni alla Sapienza e in altre sedi universitarie, o inraduni giovanili, o anche verso singoli militanti di sinistra, oancora il gravissimo raid alla sede di Chi l’ha visto?, il programmaRai “colpevole” di aver dato un volto ai picchiatori. Un’attitudine euna cultura antifascista sono da preservare e vorrei dire tenere inesercizio (politico, intellettuale, morale) soprattutto in quantoanche lo scioglimento di AN nel PdL appare un atto formale che siinserisce nel quadro del passaggio alla “postdemocrazia” che è ilvolto nuovo del fascismo. E a chi si scandalizzerà subito perquest’affermazione vorrei ricordare alcuni provvedimenti quali leleggi ad personam volte a sancire giuridicamente l’impunibilità del“capo” (atto a cui Mussolini non giunse mai: e il re, infatti, lo fecearrestare); la grave limitazione del diritto di sciopero; la riduzionedegli spazi di agibilità politica in ogni sede; l’attacco all’unitàdel movimento operaio e l’avviata irreggimentazione di quei sindacatiche si lasciano irreggimentare; la riduzione a guscio vuotodell’istituto parlamentare: basti pensare che tutte le leggi finoraapprovate, sono decreti convertiti in aula, tranne quella istitutivadella Commissione antimafia, solo perché non era tecnicamentepossibile farlo! E che dire della recentissima proposta berlusconianadi far votare solo i capigruppo? Si aggiunga che il parlamento nelleultime due Legislature è nato da una legge elettorale definita“porcata” dal suo ideatore che cancella il diritto dell’elettore discegliere i suoi rappresentanti… E ancora: la drastica limitazione deidiritti di libertà degli invididui e dei movimenti collettivi, non inlinea con gli orientamenti politici governativi (il fascismo si spinseoltre, con una legge che consentiva il licenziamento dei pubblicidipendenti politicamente non affidabili…); l’accentramento inpochissime mani di un potere enorme, con un presidente del Consiglioche – avendo ripristinato la dicitura introdotta da Rocco di “capo delGoverno” – si muove, tra pubblico e privato, tra spettacoloesibizionistico e istrionismo: come non ricordare il “brav’uomo”Mussolini (definizione berlusconiana, peraltro) che si adoprava per lagioia di fotografi e cineoperatori a torso nudo in una grottesca“raccolta del grano”? Ma il “duce”, se non altro, non ebbe laconcezione proprietaria dello Stato, e aziendalistica della culturaoltre che della politica, che il cavaliere non esita a mostrare, e atradurre in atti concreti.E si potrebbe continuare. La strada che stiamo percorrendo conduce al“superamento” della democrazia. Non volete chiamarlo nuovo fascismo?Chiamatelo come vi pare, ma la soglia di attenzione deve alzarsi, nonabbassarsi. E il nuovo, necessario antifascismo, comunque, dovràessere non soltanto difesa dei princìpi costituzionali, ma dellasostanza dello Stato di diritto. Nato, in questo sfortunato Paesechiamato Italia – mi si perdoni la banalità – precisamente dall’azionedell’antifascismo storico.
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Cosa vuol dir avere un metro e mezzo di statura....
0 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 13:52vuole scoprir se è vero quanto si dice intorno ai nani,
Passano gli anni, i mesi, e se li conti anche i minuti,
Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore che preparai gli esami diventai procuratore
E allora la mia statura non dispensò più buonumore a chi alla sbarra in piedi mi diceva "Vostro Onore", e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio,
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