Con un'ordinanza il sindaco Bresciani informa i cittadini sul corretto conferimento dei rifiuti, il cui servizio di raccolta e smaltimento è stato affidato all’Agesp S.p.a. e su alcune novità introdotte, allo scopo di migliorare il servizio, quali la raccolta differenziata, che, secondo quanto riportato dall'addetto stampa del Sindaco, partirà a breve per i cittadini, mentre è già attiva per gli esercizi commerciali. Sul fatto che la raccolta differenziata sia già stata attivata per gli esercizi commerciali manifestiamo perplessità e chiediamo alcuni chiarimenti. Ci risulta difficile pensare, infatti, che questa raccolta differenziata possa essere efficace, in quanto il servizio di raccolta dei rifiuti non viene espletato la domenica. Si capisce bene come la maggior parte dei rifiuti si accumuli il sabato notte proprio quando le pizzerie, i pub e i bar lavorano di più e fino a tarda notte. Per questo chiedamo che il servizio di raccolta sia attivo anche la domenica. Non dimentichiamo che entro il 2006 era obbligo di tutti i Comuni raccogliere in maniera differenziata almeno il 35% dei rifiuti (in origine tale percentuale era da raggiungere nel 2003); la nuova normativa prevede l'obbligo di raggiungere il 65% entro il 2010. In molti dei Comuni che primeggiano nella raccolta differenziata viene applicato un incentivo diretto alla selezione. In pratica viene applicato il principio "più inquini più paghi". Per contro più ricicli più risparmi. Per applicare una misura precisa di quanto il cittadino sia bravo il comune vende gli unici sacchetti abilitati allo smaltimento dei rifiuti non riciclabili al costo del sacchetto più il costo dei rifiuti che questo contiene. Quindi se un cittadino differenzia bene i suoi rifiuti dovrà acquistare meno sacchi. Questo principio basato sull'incentivazione ad inquinare di meno potrebbe essere applicato da subito e, in un primo momento, in via sperimentale ai pubblici esercizi.

L’ordinanza del sindaco, in particolare, prevede anche una serie di divieti che riguardano l’abbandono indiscriminato di rifiuti, ingombranti e non, per strada o accanto ai cassonetti già pieni. Su questo punto non possiamo che trovarci daccordo con le disposizioni del Sindaco, vorremmo però che venissero disciplinate, previa una buona pubblicizzazione, attraverso un progetto di educazione ambientale che inizi con le scuole fino a coinvolgere i genitori.

L’ordinanza, inoltre, stabilisce che dal 15 maggio al 15 settembre, i rifiuti urbani vanno conferiti negli appositi cassonetti, in sacchetti chiusi, tutti i giorni della settimana, dal lunedì alla domenica, dalle 19 alle ore 6 del giorno successivo; mentre dal 16 settembre al 14 maggio, i rifiuti vanno conferiti negli appositi cassonetti, dal lunedì al sabato, dalle 17 alle 6 del giorno successivo. Negli altri orari non è consentito disfarsi dei rifiuti.

Per i cittadini serviti con il sistema della raccolta porta a porta, dal 15 maggio al 15 settembre è previsto di esporre il sacchetto contenente rifiuti, debitamente legato, dinanzi la propria abitazione, in tutti i giorni della settimana, dalle 6 alle 9. Dal 16 settembre al 14 maggio il sacchetto potrà essere esposto dal lunedì al sabato, dalle 6 alle 9. In questo caso si riproponerebbe il problema della raccolta di rifiuti nelle domeniche del mese con i conseguenziali disagi.

I cittadini potranno conferire i rifiuti elencati nell’ordinanza(carta e cartone, vetro e lattine, plastica), escluso gli imballaggi in legno, tutti i giorni ed in tutte le ore, nei cassonetti della raccolta differenziata appositamente contrassegnati e dislocati nell'abitato.

I rifiuti urbani pericolosi (farmaci scaduti – siringhe…), negli appositi contenitori, tutti i giorni ed in tutte le ore. Per le attività commerciali(bar - ristoranti – pizzerie… ), il conferimento dei rifiuti differenziati, che è già attivo, dovrà essere effettuato mediante l’utilizzo dei contenitori concessi. L'esposizione del contenitore dovrà avvenire secondo il seguente calendario, escluso i festivi: il cartone sarà raccolto il martedì e venerdì, e dovrà essere esposto dalle 6 alle 9. Stessa ora per gli altri materiali: la plastica sarà raccolta il mercoledì, il vetro e le lattine il giovedì; la carta il lunedì; gli imballaggi in legno, invece, saranno raccolti il sabato e dovranno essere esposti davanti gli esercìzi commerciali, dalle 6 alle 11. L’umido sarà raccolto dal lunedì al venerdì ed il contenitore dovrà essere esposto dalle 6 alle 9. Non comprendiamo il significato dell'esposizione del contenitore su cui chiediamo chiarimenti.

I rifiuti ingombranti, i beni durevoli di uso domestico ed i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), dovranno essere conferiti direttamente al personale dell'Agesp, che ha attivato un servizio gratuito per il ritiro a domicilio, previo appuntamento telefonico(0924-31724). Il ritiro avverrà dalle 6 alle 9, secondo il seguente calendario: il lunedì i materassi, il mercoledì le apparecchiature elettriche ed elettroniche, tranne frigoriferi, televisori e monitor, che saranno raccolti il giovedì. Sabato: beni durevoli in legno(poltrone, sedie, tavoli…). I produttori di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, non assimilabili agli urbani (materiali provenienti da lavori edili o stradali, parti di autoveicoli, oli esausti, pneumatici fuori uso, scarti di macellazione…), devono provvedere a loro cura e spese ad un adeguato smaltimento, recupero o trattamento.

Tante le raccomandazioni dell’ordinanza: conferire nei bidoni della raccolta differenziata, bottiglie, scatolette, buste, lattine… opportunamente svuotate (per evitare cattivi odori), ed opportunamente schiacciate o piegate (per ridurne l’ingombro). Non conferire nei bidoni della raccolta differenziata i bicchieri, i piatti e le posate in plastica, perché si tratta di plastica non riciclabile. A tutti i concessionari di suolo pubblico, ed in particolare agli esercenti di alimenti e bevande (baristi), l’ordinanza ricorda che, in virtù del regolamento comunale per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche e per l'applicazione della relativa tassa, "devono mantenere costantemente pulita l'area loro assegnata". I trasgressori dell’ordinanza saranno puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 25 a 155 euro. Auspichiamo che tutte queste raccomandazione siano ampiamente pubblicizzate al fine di rendere più efficente un servizio che negli ultimi anni è stato molto scadente arrecando un'immagine negativa al Paese.





Il Partito della Rifondazione Comunista
circolo di Castellammare del Golfo.

Mike Davis: Il mondo è diventato infiammabile.

L'analisi di quello che sta accadendo nel vasto mondo dei movimenti riteniamo sia necessaria per potere comprendere quali trasformazioni stanno caratterizzando la nostra società.
Attraverso questo articolo apparso sul Manifesto di 50 euro speriamo di contribuire a creare un momento di riflessione attraverso il punto di vista di Mike Davis.
Mike Davis (1946) è teorico dello sviluppo urbano e sociogeografo. Molto conosciuto per le sue prese di posizione politiche, ha al suo attivo numerosi libri. Insegna alla University of California. Tra le sue opere più apprezzate: Città di quarzo (manifestolibri 1991); Cronache dall’Impero (manifestolibri 2004); Geografie della paura (Feltrinelli 1999); I latinos alla conquista degli Usa (Feltrinelli 2001); Olocausti tardovittoriani (Feltrinelli 2002); Città morte. Storie di inferno metropolitano (Feltrinelli 2002).



"Penso che le nostre società siano ormai oltre modo sature di una rabbia non riconosciuta, che può improvvisamente cristallizzarsi intorno a un abuso di polizia o a una repressione di stato. Il seme della rivolta ha già palesemente dato il suo frutto, ma la società borghese a malapena riconosce il suo raccolto.
A Los Angeles, nel 1992, ad esempio, ogni adolescente in strada (o, inversamente, ogni poliziotto di ronda) sapeva che la battaglia conclusiva stava arrivando. Tra i giovani e il governo cittadino si stava aprendo una spaccatura sempre più ampia, tale da essere ben evidente anche per l’osservatore meno accorto: arresti di massa settimanali, innumerevoli pestaggi di ragazzi disarmati da parte della polizia, la schedatura ingiustificata dei giovani black, l’esercizio vergognoso di una giustizia a due pesi e due misure, e così via. Eppure, una volta arrivati allo scoppio decisivo, sulla scia della sentenza giudiziaria che assolse la polizia colpevole di aver picchiato Rodney King fin quasi alla morte, le élite politiche e mediatiche reagirono quasi come se una forza segreta e imprevedibile si fosse liberata dalle profondità della terra.
I media (che perlopiù osservavano dall’alto degli elicotteri) in seguito cercarono di far passare nell’opinione pubblica una percezione della rivolta basata sulla drastica semplificazione e stereotipizzazione: gangs di neri appiccavano fuoco nelle strade e depredavano. In realtà la sentenza del caso Rodney King divenne il nucleo attorno al quale istanze di lotta, fra loro molto diverse, coalizzarono. Delle migliaia di arrestati solo pochi erano davvero membri di gang, e addirittura appena un terzo erano afro-americani. La maggioranza era composta di poveri immigrati o dei loro figli arrestati per furto di pannolini, scarpe e televisori nei negozi di quartiere. L’economia di Los Angeles attraversava allora (esattamente come oggi) una forte recessione, che colpiva maggiormente i quartieri «latinos» a sud e a ovest di downtown; ma la stampa non si era mai occupata della loro miseria esistenziale, così l’esistenza di una «rivolta del pane» all’interno del movimento fu quasi completamente ignorata.
In maniera simile, oggi, in Grecia, un’«ordinaria» atrocità della polizia finisce per scatenare una rivolta che viene etichettata come rabbia inspiegabile e attribuita ad oscuri anarchici: mentre, in realtà, una «guerra civile a bassa intensità» sembra aver caratterizzato da tempo la relazione tra la polizia e diversi strati giovanili.
Non ho alcuna qualificazione per esprimermi sulla specificità della situazione greca, ma ho l’impressione che ci siano qui importanti discontinuità rispetto alla Francia del 2005. La segregazione spaziale degli immigrati e delle fasce povere giovanili appare meno estrema che a Parigi, mentre le prospettive di lavoro per i figli della piccola borghesia sono considerevolmente peggiori: l’intersezione di queste due circostanze porta nelle strade di Atene una miscela più varia di studenti e giovani disoccupati. Inoltre i giovani greci appartengono a una tradizione di protesta continua e a una cultura di resistenza che è unica in Europa.
Quali sarebbero le richieste avanzate dai manifestanti greci? Sicuramente percepiscono con chiarezza spietata che la depressione globale preclude le riforme tradizionali del sistema educativo e del mercato del lavoro. Perché dovrebbero aver fiducia in un’iterazione del Pasok e delle sue promesse mancate? Ma è vero anche che si tratta di una tipologia originale di rivolta, prefigurata dagli scoppi precedenti di Los Angeles, Londra, e Parigi, ma derivante da una nuova e più profonda consapevolezza: che il futuro è già stato derubato in anticipo. Infatti, quale generazione nella storia moderna (a parte i figli dell’Europa del 1914) è mai stata così globalmente tradita dai propri padri?
Mi angoscio su questo punto perché ho quattro figli, e anche il più giovane di loro comprende che il loro futuro potrebbe essere radicalmente diverso dal mio passato. La mia generazione di «baby-boomers» consegna ai suoi eredi un’economia mondiale collassata, un picco stupefacente di disuguaglianza sociale, guerre brutali combattute sulle frontiere imperiali, e un clima planetario fuori controllo.
Atene è considerata da molti come la risposta alla domanda: «dopo Seattle, cosa ancora?» Il riferimento è alle dimostrazioni anti-Wto e alla «battaglia di Seattle» del 1999, quando si aprì una nuova era di protesta non violenta e di attivismo civile. L’incredibile popolarità dei social forum mondiali, i milioni scesi in strada nel 2003 contro l’invasione dell’Iraq da parte di Bush, il supporto diffuso al protocollo di Kyoto, tutto ciò aveva alimentato l’enorme speranza che un «altro» mondo fosse possibile
Eppure la guerra non è finita, le emissioni di gas serra sono aumentate, e il movimento dei social forum sta languendo. Un intero ciclo di proteste è giunto al termine proprio quando le caldaie del capitalismo globale di Wall Street sono esplose, rivelando in un sol colpo problemi radicali insieme a nuove opportunità per il radicalismo.
La rivolta di Atene mette fine a un lungo periodo di aridità e di rabbia. Il suo nucleo sembra insofferente agli slogan speranzosi e alle soluzioni ottimistiche - distinguendosi così dalle spinte utopistiche del 1968 e dallo spirito fiducioso del 1999. L’assenza di domande di riforma, di sicuro, è ciò che scandalizza di più, non i cocktail di molotov o lo vetrine rotte dei negozi. Non somiglia granché alla sinistra studentesca degli anni ‘60, né alle rivolte intransigenti dei sottoproletari anarchici di Montmartre alla fine dell’Ottocento, e neanche al «Barrio Chino» di Barcellona durante i primi anni ‘30.
Alcuni attivisti, naturalmente, considerano i fatti di Atene come una riproposizione dello stile di protesta di Seattle, alterato da un certo quoziente di «passionalità mediterranea». Questa interpretazione funziona all’interno del paradigma «Obama-porterà-il-cambiamento», che legge il presente come un ritorno dei movimenti di riforma politica degli anni ‘30 e degli anni ‘60.
Ma altri giovani attivisti di mia conoscenza rifiutano questa lettura. Si identificano piuttosto (così come fecero gli anarchici fin de siècle) con una «generazione perduta», e vedono nelle strade di Atene il metro appropriato alla loro rabbia. È sicuramente pericoloso sopravvalutare l’importanza di una rivolta che ha uno specifico contesto nazionale, ma il mondo è diventato infiammabile, e Atene è la prima scintilla.
(Trad. Nicola Vincenzoni)".

DURANTE L'ASSEMBLEA DI CIRCOLO DI VENRDI' 16 GENNAIO 2009 IL SEGRETARIO DEL CIRCOLO PRC DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO HA SOTTOPOSTO ALL'ATTENZIONE DELL'ASSEMBLEA UN DOCUMENTO POLITICO CHE VERRA' EMENDATO E APPROVATO NELLA PROSSIMA RIUNIONE.


DOCUMENTO POLITICO:
Il configurarsi della scissione di una componente importante del PRC pone degli interrogativi sui quali è opportuno riflettere. Per anni si è tentato di tenere insieme due anime tra loro diverse ma che erano riuscite a lavorare in sinergia ottenendo, prima che si consumasse la negativa esperienza nel Governo Prodi, buoni risultati. La scissione è quindi la sconfitta del tentativo ambizioso di coniugare da un lato la critica del comunismo reale e dello stalinismo e dall’altro un orizzonte comunista inteso come movimento operaio anticapitalista, non meramente ideologico ma di trasformazione. Il rischio che corriamo con la scissione è quello di avere da una parte una rifondazione comunista intesa come pura innovazione e sperimentazione di nuove pratiche politiche in cui paradossalmente è indicibile l’aggettivo comunista e dall’altra una rifondazione comunista generosa e puramente identitaria dove è indicibile, invece, l’aggettivo rifondazione. Ci si dimentica forse che il Partito della Rifondazione Comunista ha significato soltanto se viene qualificato da entrambi gli aggettivi che diventano nel contempo forma e sostanza: Rifondazione e Comunista. Il punto su cui si è discusso fino al logoramento è l’attualità del comunismo in questo contesto storico dominato dalla globalizzazione dei mercati. Questo elemento, nel momento in cui la destra ha riorganizzato la società attorno a modelli securitari, familisti e razzisti, invece che rappresentare un punto fondamentale su cui raccogliersi e cominciare a lottare, assumendo un punto di vista comunista, è diventato l’elemento su cui si è consumata la scissione. Lo scenario che si configura esige, a mio parere, la ricostruzione di un partito di forte ispirazione sociale che deve rifiutare i due modelli, entrambi fallimentari, di una riproposizione di cartelli elettorali calati dall’alto, da una parte, o di autosufficienze proclamate e puntualmente disattese, rifugiandosi in certezze identitarie, dall’altra. E’ necessario invertire la piramide indicando il percorso di una ricostruzione dal basso del Partito della Rifondazione Comunista iniziando dal potenziamento dei circoli territoriali. La scelta della componente “vendoliana” di lasciare il partito non viene condivisa perché antitetica al principio fondante della stessa seconda mozione che riconosceva la centralità del PRC nella ricostruzione della sinistra. Pur tuttavia non viene condivisa del tutto neanche la linea politica dell’attuale classe dirigente guidata dal neo segretario Paolo Ferrero perché poco aperta all’innovazione e alla sperimentazione di nuove pratiche politiche e di nuovi linguaggi. Troppo spesso, infatti, viene riproposto un modo vecchio e talora anacronistico di comunicare con i cittadini non tenendo conto delle trasformazioni della società. Soltanto se riusciremo a liberarci dal politicismo, l’omologazione e il verticismo potremo ritornare ad essere un Partito diverso dagli altri. Un partito dove la base, fatta di militanti, uomini e donne libere, conti di più del vertice e che già da ora sta dimostrando maggiore maturità dei suoi dirigenti ed ex dirigenti. Credo, infatti, che la scissione stia interessando più i vertici del Partito che la base a causa di vecchi rancori, ambizioni personali e delusioni esaltate dopo la sconfitta elettorale del 2008. In fondo però la crisi può e deve diventare anche una grande opportunità per rimettersi in gioco purchè venga letta in termini politici al di là dei rancori personali. La crisi del Partito della Rifondazione Comunista si inquadra, infatti, nella generale crisi della sinistra che a sua volta sottende alla crisi più generale della politica tutta. Per questo è inopportuno cercare scorciatoie ma risulta di contro più produttivo ed efficace un percorso che dal rifiuto della delega e del verticismo conduca a pratiche di democrazia partecipata in cui vengano coniugate nella sua interezza sia Rifondazione che Comunista, intese come capacità di mettere assieme innovazione, sperimentazione e anticapitalismo. Di fronte al tentativo di cancellare definitivamente ogni opposizione sociale e politica al sistema dominante, perseguito tenacemente con l’approvazione di tutti i deputati dell’ARS, a partite da quelli del PD, della legge che stabilisce lo sbarramento al 5% anche nell’elezioni amministrative, occorre mobilitarsi per contrastare la possibilità, terribilmente concreta, della scomparsa di ogni voce libera dalle assemblee elettive. Diventa necessario, pertanto, attivarsi al fine di realizzare forme di coordinamento permanente di tutte le soggettività politiche e dell’associazionismo democratico realmente alternative ai partiti del centrodestra, al fine di costruire in ogni realtà iniziative e movimenti che contrastino la deriva antidemocratica causata dall’azione dei governi nazionale, regionale, provinciale e comunale, sul tema del diritto all’istruzione, sulla sicurezza, sulla politica economica, sui migranti, sulla sanità, sui diritti civili, sulla disabilità, sulle differenze sessuali, sulla difesa delle condizioni di vita dei lavoratori, sulla precarietà.Su questi temi e sulle vertenze territoriali si può e si deve costruire nel Paese, a partire da Castellammare del Golfo, un vasto movimento che proponga classi dirigenti e programmi alternativi a quelli attualmente dominanti.
Galante Giacomo
segretario circolo PRC
Castellammare del Golfo
Venerdì 16 Gennaio 2009.

La figura del Poeta Castrenze Navarra.

Recuperare la memoria di personaggi come il poeta Castrenze Navarra, che tanto ha dato alla comunità castellammarese, assume un significato sociale per due ordini di motivi: da un lato per il grande valore artistico che connota gran parte della sua produzione letteraria, dall'altro per gli ideali di amore, di fratellanza universale e di pace che le poesie e le opere in prosa propugnano e sottopongono alla riflessione di tutti.
Per chi volesse approfondire la conoscenza e le opere in prosa del poeta Castrenze Navarra esiste una completa antologia delle opere edite ed inedite curata da Francesco Leone.
Di seguito pubblichiamo i versi siciliani tratti dai dialoghi "VIDDANU 'NGANNATU".


SCHIAVU ADDIVENTI


I
- Ddocu vossia si sbaglia, baruneddu;
li comunisti non ni vonnu guerra;
'ddifènninu a cù zappa e 'un havi terra,
a l'operaiu sfruttatu e puvureddu.

Contru la burghisia fannu ribbeddu
pirchì lu fruttu nostru idda s'afferra.
-Turi, lu ciricoppulu ti sferra;
ti pigghianu pi fissa, gnuranteddu.

Si vìncinu addiventi un cannavazzu:
ti lèvanu lu sceccu e li zappuna,
ti levanu pagghiaru e matarazzu.

Schiavu addiventi comu lu sumeri.
Sta attentu sai, poi chissi sù patruna
di la figghiuzza tua e di to mugghieri.-



T'AMU - TI DUGNU..

II
- Turi, si chissi acchiananu a putiri,
sì scarsu e spranza 'un n'hai di migghiurari;
sempri na lu me feu tu pò manciari
ma sutta ad iddi fami e gran suspiri.

Eu t'haiu vulutu beni e lu pò diri.
Eu si ti mannu tu nun pò campari.
-E' vveru e nun lu pozzu mai nijari:
m'hau sfamatu vossia, mèrita firi.

-Chianci?! - addiuna l'haiu la famigghia.
- Ti dugnu un tummineddu di furmentu,
manna lu sacchiteddu cu to figghia.

- Subitu, si. E' omu di cuscenza
e havi cori bonu e sintimentu
Baciu li manu. Diu lu ricumpenza -.



RICATTO

IV
- Pirmissu?.. - Avanti Rosa, 'un t'affruntari.
- Purtavi un sacchiteddu...- Guarda a mia:
sempri t'affrittu cori t'addisia
e tu nun mi vò mancu taliari.

Però sta vota sì ch t'è vasari.
Ora ti unciau lu pettu, nica mia...
- Eu sugnu onesta. - Ma senti, talia...
- Pietà baruni; mi lassasi stari.

- Ma si t'abbrazzu anticchiae si ti vasu
tu forsi perdi summu di dinari?
- Li manu a postu! pezzudi vastasu!...

- Allura eu furmentu un ti ni dugnu.
- Patruni bonu, m'avi a pirdunari...
- Te ccà na vasatedda. Ti pirdugnu.



SDEGNU

VIII
- Sasà, mugghieri mia, sì frasturnata
ed a la chiesa chiù nun ci vò' jri.
- Sì, sì, Turiddu, pirch'è senza firi
lu preti! è cuntru nui genti sfruttata.

E' ddifenni dda classi vili e sgrata
chi n'usurpa lu drittu a lu Putiri,
classi ch'a dannu nostru sciala e riri
cu la ingiustizia sò legalizzata.

Idda ch'avi la scola na li manu,
'nsigna murali a binifizu so
ed è patruna di lu cori umanu.

Lu riccu sputrunia tra rosi e ciuri
e lu preti l'aiuta. Eu un pari to....
ti suca sangu e t'arrobba l'onuri!!! -



VINNITTA

IX
- Vossia a me figghia ci livau l'onuri
ma è viduvu e si l'havi a maritari!
- Sugnu baruni e nun lu pozzu fari...
E nun 'nsistiri chiù, ti dicu, Turi!

- Ma li me 'ntinzioni sunnu duri
e chiù nun pregu. Vegnu a ' mminazzari!
- Basta ti dicu, basta! E 'un ci stunari.
- Gran carogna! birbanti! Tradituri!

Ti scannu!! - No! no, no! chi vai 'ngalera.
No Turi bonu, no! Diu viri e senti..
- Diu vitti e 'ntisi quantu sì culera!!




Dummànnacci pirdunu, prestu e lestu,
chì t'haiu a livari di 'mmenzu li genti.
Tè!! crepa, sanguittuni disonestu!!-




Castrenze Navarra






Roma, 14 gennaio 2009.

Comunicato stampa.
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc.


PROBLEMA DELLA GOVERNABILITA' IN EUROPA NON ESISTE. OPPOSIZIONE DEL PRC SARA' DURISSIMA.


Le notizie che arrivano in queste ore di un possibile stravolgimento della legge elettorale per le elezioni europee su iniziativa del Pd equivarrebbe a un vero e proprio colpo di Stato. L'unico obiettivo che cerca il Pd, nel perseguire una malefatta di tal genere sta nel tentativo di ammazzare tutti i partiti presenti alla sua sinistra e di far scattare di nuovo il meccanismo del voto utile, proprio come alle politiche. Se il Pd è in netto calo nei consensi e nei sondaggi non è certo colpa nostra, ma non si può pensare di risolvere i propri problemi e portare a casa quattro voti in più distruggendo la sinistra. Peraltro, e come è evidente, non c'è una ragione al mondo per voler introdurre una soglia di sbarramento, di qualsiasi tipo, per il Parlamento europeo, visto che lì non c'è il problema della governabilità, come si è detto per le elezioni politiche. Si tratterebbe dunque solo dell'ennesima truffa ai danni dei cittadini e degli elettori italiani. Vogliamo dire a Veltroni che questo modo di trattare la democrazia è l'essenza del berlusconismo: piegare le istituzioni ai propri destini politici individuali e di bottega.


Dipartimento naz. Organizzazione
Ufficio stampa Prc

Due stati per due popoli.

Dal 27 dicembre Gaza è martoriata dalle bombe dell’aviazione israeliana. Oggi è invasa anche da terra, bombardata dal cielo e dal mare. È una tragedia di proporzioni enormi: In quel fazzoletto di terra vivono oltre 1,5 milioni di persone: stipate in una città senza vie di fuga, coi valichi alle frontiere chiusi, sotto embargo di medicinali, cibo, carburante, acqua.Dopo due settimane di bombardamenti incessanti ed azioni militari di terra, il bilancio è drammatico: oltre 900 morti, di cui un terzo bambini e 3 mila feriti.
Questo massacro di civili inermi viola ogni principio del diritto internazionale e calpesta ogni speranza di pace. Chiediamo la fine dell’aggressione israeliana, un ritiro totale delle truppe israeliane da Gaza e l’immediata cessazione di tutte le ostilità . E chiediamo che il governo italiano, di cui denunciamo l’inettitudine diplomatica ed il sostegno all’azione militare, si faccia portatore di questa richiesta. Questa guerra è contro tutti i palestinesi e la prima vittima è la politica. Il problema vero è che oggi in Palestina non ci troviamo di fronte ad un processo di pace interrotto o che procede a rilento. Ci troviamo di fronte alla costruzione concreta di un regime di apartheid, che strutturalmente rende impossibile la realizzazione di quanto stabilito dagli accordi e cioè la costruzione di due stati per due popoli. La costruzione dell’apartheid non è dichiarata ma praticata e la costruzione del muro – meglio sarebbe dire dei muri – costituisce la sua affermazione concreta. Oggi in Medio Oriente non abbiamo un territorio palestinese e uno israeliano ma bensì un territorio israeliano che si espande progressivamente con nuovi insediamenti di “coloni” che vengono difesi dalla polizia e dall’esercito israeliano e uniti da strade che sono utilizzabili solo da auto con targa israeliana. Parallelamente i check point rendono gli spostamenti dei palestinesi dei calvari interminabili, senza contare che i varchi nel muro, possono essere chiusi in ogni momento. I diritti dei palestinesi semplicemente non esistono perché possono essere sospesi in ogni momento, in ogni luogo, per qualsiasi motivo, dalle forze dell’occupazione.La comunità internazionale, compresa l’ Unione Europea, hanno grandi responsabilità per la crisi umanitaria a Gaza causata dal continuo assedio, e per l’aver ignorato la costituzione di un sistema di apartheid nella Cisgiordania, mentre gli Stati Uniti perpetuano la loro politica di complicità con Israele. Ha la responsabilità del silenzio e dell’inerzia di fronte ai crimini di guerra e alle violazioni del diritto internazionale. L’impunità per i crimini di guerra commessi in questi giorni a Gaza è inaccettabile. Chiediamo in particolar modo all’Unione Europa di intraprendere misure concrete e non soltanto rilasciare dichiarazioni. Misure come l’immediata sospensione degli Accordi di Associazione tra Israele e Unione Europea, sulla base delle linee guida dell’Unione Europea volte alla promozione del pieno adempimento del diritto umanitario internazionale. L’appello del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite volto a chiedere un immediato cessate il fuoco non è sufficiente. C’è bisogno di adottare misure concrete, incluse sanzioni, per assicurarsi che Israele adempia pienamente ai suoi obblighi nei confronti del diritto umanitario internazionale e rispetti le risoluzioni delle Nazioni Unite.Tra queste un embargo immediato ai rifornimenti di armi nei confronti di Israele e più in generale dare inizio a un processo di de-militarizzazione dell’intera regione, compresa la sua trasformazione in una zona libera dal nucleare.L'occupazione militare del territorio palestinese deve finire, l'assedio di Gaza, che causa una tragedia umana tanto grande, deve essere revocato. Non ci sarà mai pace finché si costringerà il popolo palestinese a vivere in ghetti, subire vessazioni continue, finché non si permetterà la nascita di uno stato palestineseUna pace giusta può nascere solo da una conferenza internazionale sotto l'egida dell'Onu, non di conferenze come quella di Annapolis a cui non sono seguite che vuote dichiarazioni. L' obiettivo di tale conferenza deve essere la fine dell'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza, la rimozione del Muro e degli insediamenti, il rispetto delle risoluzioni internazionali, inclusa la 194, e la nascita di uno stato palestinese nei confini del 67, con Gerusalemme Est come capitale, che possa vivere in pace accanto a quello di Israele.Questo obiettivo sarà possibile solo se verrà fermata questa nuova ed insensata guerra. Ed è su questo obiettivo che Rifondazione Comunista è impegnata. Su questa piattaforma, il prossimo sabato 17 Gennaio, il nostro Partito parteciperà alle due manifestazioni convocate dalla Comunità palestinese a Roma e dalla Tavola della Pace ad Assisi.Crediamo sia stato un errore la convocazione di due manifestazioni, per lo più nella stessa giornata. Il nostro Partito ha lavorato per evitare questa divisione, perché oggi c’è bisogno del massimo di unità nella solidarietà al popolo palestinese e nell’obiettivo di fermare la guerra. Crediamo necessario continuare a lavorare perché in futuro ciò non si ripeta. Il Prc è impegnato inoltre nel continuare la cooperazione e il lavoro insieme ai partiti della Sinistra palestinese e israeliana così come con le forze pacifiste e democratiche. In questo momento così critico ci appelliamo affinché ci sia una riconciliazione nazionale dei palestinesi, per noi l’unico modo per dare vita a una Palestina libera e unita e per uno sbocco positivo del processo politico. Sosteniamo le voci coraggiose che si levano in Israele contro la guerra, la militarizzazione della società israeliana e che lottano per una pace giusta.

BASTA CON L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA: DUE STATI PER DUE POPOLI


NO ALL’APARTHEID





Documento approvato dalla Direzione Nazionale Prc del 12 gennaio 2009

All'interno del Partito della Rifondazione Comunista si è consumata una scissione. Il frutto di questa frattura, vissuta tutta all'interno dei vertici del Partito e che ha interesato poco e niente la maggior parte dei militanti, è il risultato di un dibattito lacerante e, a luoghi stucchevole, tra le diverse anime che regnano in seno al PRC: la componente comunista che guarda alla centralità del Partito nella ricostruzione della sinistra in Italia e quella che ha dato luogo alla scissione che vuole andare oltre, credo su posizioni più moderate e governiste.

Sarebbe più costruttivo, a mio giudizio, piuttosto che alimentare una discussione sterile e vuota all'interno di chi già delle scelte, condivisibil o meno, le ha fatte a Chianciano, ragionare sulla crisi della sinistra, che non risparmia nessuna parte politica, compresa Rifondazione Comunista, senza cercare scorciatoie e analizzando con cura le trasformazioni della società.


Soltanto se si riuscirà a trasformare il Partito della Rifondazione Comunista in un "Partito Sociale", ossia uno strumento capace di stare all'interno della società favorendo in seno al corpo sociale, il confiltto di classe, le lotte operaie e le vertenze territoriali, si potrà uscire fuori da questa crisi.


Un crisi della politica che nasce dal politicismo, l'omologazione e il verticismo.


Chi ci vedeva da fuori ha premiato, negli anni passati, la nostra capacità di non essere uguali agli altri, nei comportamenti e nelle lotte.
Conclusa la parentesi negativa all'interno del Governo Prodi, chi ci vede da fuori, ci ha omologato agli altri.
Chi ci vede da fuori, adesso, esige innovazione e capacità di comprendere la società e le sue repentinee trasformazioni conseguenziali agli effetti deleteri della globalizzazione.


Non consumiamoci con un dibattito tutto interno al nostro Partito.
Apriamo un dialogo continuo con la società.
La forma Partito rimane ancora uno strumento efficace se è capace di sperimentare, innovare e aprirsi sul terreno del conflitto sociale e del lavoro, altrimenti è destinato, schiacciato da questo bieco bipolarismo degli affari (PD, PDL), a morire di morte lenta.




Giacomo Galante

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