FIAT: FDS ADERISCE A MOBILITAZIONE CONTRO LA CHIUSURA DI TERMINI IMERESE. GOVERNO SUBALTERNO ALLA FIAT
0 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 13:49La Federazione della Sinistra siciliana parteciperà oggi, 19 febbraio, alle manifestazioni indette in molti comuni per protestare contro la decisione di smantellare la Fiat di Termini Imerese. Lo comunicano i segretari regionali di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani, Luca Cangemi e Salvatore Petrucci, spiegando che le dichiarazioni in parlamento del ministro Scajola sono “l’ennesima riprova dell’inaccettabile superficialità e subalternità alla Fiat con cui è stata affrontata una vicenda decisiva per il futuro occupazionale e produttivo del Paese”.I due dirigenti della FdS sottolineano che “il governo omette di ‘disturbare’ la Fiat con i dati del rapporto tra produzione e consumo di auto in Italia, da cui emerge che il nostro è un paese importatore di auto e che per quel che ci riguarda non esiste dunque un problema di sovrapproduzione. La verità è che il governo non ha la volontà di costruire nessuna seria politica industriale, un piano per la mobilità sostenibile, che non è alternativo alla produzione di auto e in particolare di auto di nuova generazione a Termini Imerese. La verità è che il governo continua nella logica di ‘non disturbare il manovratore’, cioè la Fiat”.Per la FdS siciliana, “tutto questo è inaccettabile, tanto più per le continue sovvenzioni pubbliche di cui ha beneficiato l’azienda negli anni. E’ tanto più decisiva in questo contesto la mobilitazione dei lavoratori, dei sindacati e delle forze politiche per difendere con determinazione l’occupazione e il futuro produttivo della Sicilia e del Paese”.
Si comunica che, a partire da Febbraio 2010 e, nei limiti del possibile, fino a dicembre 2010, verrà dato ai circoli un contributo mensile di € 80,00 (Ottanta,00) per l'affitto delle sedi. Tale contributo sarà , corrisposto bimestralmente con esclusionedei Circoli di Trapani e Favignana visto che al loro interno sono tesserati il Consigliere P.le e i due Consiglieri comunali di Favignana che provvedono a versare ai rispettivi circoli quote della loro indennità.
Si fa presente che il detto contributo verrà corrisposto al netto delle quote tessere 2009 non pagate o parzialmente pagate dai vari Circoli.
Ovvero non verrà elargito fino a quando non si sarà raggiunta la somma dovuta dal Circolo per le quote tessere 2009.
Il Segretario P.le
Salvatore Morsellino
In questo paese di ladroni il processo breve bene si inserisce in un contesto di impunità diffusa. Il fatto che lo stesso provvedimento sia retroattivo la dice lunga sul conflitto di interessi che coinvolge il presidente del consiglio.
Sicilia, il lusso degli sprechi. Ecco dove finiscono i soldi che mancano per scuole e abitazioni.
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 14:04il lusso degli sprechi
di LAURA ANELLO
Alla faccia della superstizione, i novanta consiglieri regionali della Sicilia - che per legge hanno il diritto di farsi chiamare deputati - hanno pensato anche al benefit per il passaggio a miglior vita: un contributo di cinquemila euro per le spese funerarie. D'altronde, se hanno trascorso l'esistenza di agi nelle auguste sale del Palazzo dei Normanni di Palermo - un tempo reggia di Federico II - dovrebbero forse privarsi di incensi, velluti rossi e corone di fiori al momento della dipartita?
Ma anche la vita è bella per il deputato siciliano, l'unico consigliere regionale che abbia compensi equiparati ai senatori, 19.685 euro lordi al mese.
Più tutti gli extra, dall'autista ai cellulari di servizio, dai portaborse ai viaggi all'estero (pardon, missioni istituzionali).
Sarà forse per questo - per l'abbondanza in cui vivono gli inquilini dei palazzi del potere - che altrettanta munificenza, liberalità, larghezza viene adoperata per legioni di precari, eserciti di formatori professionali, barellieri delle ambulanze.
Sarà forse per questo - per l'abbondanza in cui vivono gli inquilini dei palazzi del potere - che altrettanta munificenza, liberalità, larghezza viene adoperata per legioni di precari, eserciti di formatori professionali, barellieri delle ambulanze.
Il viaggio tra le spese delle amministrazioni siciliane non manca certo di riservare sorprese. Tanto che la gara bandita per acquistare trenta computer portatili per i consiglieri comunali della disastrata Favara - dove due bambine sono appena morte nel crollo della loro catapecchia - appare una tessera infinitesimale di un mosaico gigantesco. Una goccia nel mare. L'antipasto di un pranzo luculliano.
Proprio come i pasti che i deputati dell'Assemblea regionale possono gustare nelle due buvette di palazzo, una aperta pochi mesi fa con la possibilità di optare per menù etnici, dal sushi al pollo al curry. Per un primo gli onorevoli pagano 2 euro e 25, per un secondo 3 euro e 38, per un contorno 1 euro e 13, per il pane e il caffè 75 centesimi.
Perché conti così stracciati? Perché il resto è a carico del Parlamento più antico d'Europa. C'è da stupirsi allora se l'apertura di questo punto di ristoro abbia innescato una piccola lotta di classe? I 220 tra commessi, segretari, stenografi non hanno sopportato che l'ingresso sia stato riservato solo a deputati e portaborse. Per loro solo la storica buvette, altrettanto economica ma meno suggestiva.
Così, non c'è da meravigliarsi nemmeno se l'Assemblea - assediata ogni giorno da legioni di disoccupati, cassintegrati, precari, indigenti - abbia speso 216 mila euro per il nuovo logo commissionato dall'allora presidente forzista Gianfranco Miccichè nel sessantesimo anniversario dell'autonomia regionale. E se le celebrazioni, per una ricorrenza che cadeva nel 2007, durino ancora oggi.
Mentre è eterna la questione della formazione professionale, sulla quale proprio ieri è stato presentato un progetto di tagli alla spesa da 20 milioni: la Regione spende ogni anno 240 milioni di euro per foraggiare una galassia di migliaia di insegnanti.
Pazienza se ogni corso costa alle tasche dei cittadini 108 mila euro, pazienza se viene seguito in media da undici allievi, se soltanto uno studente e mezzo, alla fine, trova lavoro. I calcoli li ha fatti il procuratore generale d'appello della Corte dei conti, Giovanni Coppola: «L'effettivo avviamento al lavoro di un giovane siciliano pesa sui contribuenti 72 mila euro, non so davvero se ne valga la pena».
Meglio è andata a un drappello di venti giornalisti che invece il lavoro l'hanno avuto dalla Regione, e per chiamata diretta, assunti a tempo indeterminato nell'ufficio stampa con la massima qualifica di capo redattore.
Con quelli che c'erano già fanno ventitré, a fronte dei cinque di Palazzo Chigi. Forse per questo, il pm della Corte dei conti ha appena chiesto un risarcimento di sette milioni e 300 mila euro all'ex governatore Totò Cuffaro che li assunse e al successore Raffaele Lombardo che li tiene in servizio.
Bazzecole rispetto al buco della Sise, la società che si occupa dei soccorsi con il 118, la cui passata gestione è stata inghiottita in una voragine da 60 milioni di euro, 40 dei quali solo per straordinari. A dispetto del fatto che per ogni ambulanza ci sono dodici soccorritori-barellieri, in totale 3.200 dipendenti, il doppio della Regione Piemonte. I costi? Nel 2008 quasi 90 milioni di euro.
Troppi primati per non innescare una gara di emulazione. Così Palermo, completata la stabilizzazione degli ultimi tremila precari (che costano 55 milioni di euro l'anno e che in passato sono stati impiegati con le più diverse mansioni, da «guardiani della aiuole» a «custodi della fontana municipale»), diventerà il Comune con più personale d'Italia: 9.594 occupati, uno ogni 69 abitanti. Più di Milano e Roma. E i giardinieri? Sono mille, il quadruplo che a Torino. Ma al verde sono anzitutto le casse.
COMUNICATO STAMPA
"Era il 25 gennaio del 1983. In una fredda e gelida notte, alcuni colpi di mitraglietta squarciarono il silenzio in via Carollo a Valderice. La mafia aveva colpito di nuovo. Nel mirino dei sicari, il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto, sostituto procuratore della repubblica di Trapani. A ventisette anni da quell’omicidio i Giovani Comunisti ricordano la figura del magistrato ucciso dalla ferocia di Cosa Nostra.
L’unica colpa di Montalto?
Essersi avvicinato troppo alla realtà. Alle collusioni tra mafia politica e massoneria. Era andato a toccare dei fili dell’alta tensione scoperti rimanendo folgorato. Montalto, così come Francesco Taurisano, trasferito dal Csm per incompatibilità ambientale e Carlo Palermo, scampato alla strage di Pizzolungo, ha vissuto l’isolamento dentro e fuori il palazzo. Le commemorazioni sono importanti, ma da sole non bastano. I nostri “eroi” e sono tanti, troppi, dobbiamo ricordarli da vivi, diffondendo sempre di più le loro idee. In un Paese, che sembra averla perduta la memoria, è normale che un mafioso come Vittorio Mangano, ottenga la patente di “eroe” dal Presidente del Consiglio e dal suo ex braccio destro, Marcello Dell’Utri, ora condannato per mafia. Noi sappiamo che l’eroe non è Mangano. E’ normale che in questo Paese, il Presidente del Consiglio dichiari: “I magistrati sono matti . Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche”.
Oggi, i giudici Antonio Ingroia, Sergio Lari, Gaetano Paci, Nico Gozzo e Giovanbattista Tona sono dei bersagli viventi. Sono a rischio attentato. Il procuratore antimafia Nino De Matteo, che sta indagando sulle rivelazioni di Massimo Ciancimino è più fortunato, è solo sotto scorta da 16 anni. Adottiamio i giudici Antonio Ingroia, Sergio Lari, Gaetano Paci, Nico Gozzo e Giovanbattista Tona. Diamo loro e alle loro inchieste la massima visibilità e sostegno. Non permettiamo che vengano dapprima denigrati, poi isolati e alla fine zittiti come accadde 27 anni fa per Ciaccio Montalto."
ELETTO IL NUOVO COORDINAMENTO PROVINCIALE DEI GIOVANI COMUNISTI DI TRAPANI
0 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 15:56Si è svolta la quarta Conferenza Provinciale dei Giovani Comunisti, che cade in una fase congressuale che vedrà gli iscritti impegnati a Roma il prossimo 19 Febbraio. Nel corso dei lavori che si sono svolti nei locali del circolo “Mauro Rostagno” in via Vespri a Trapani, è stato riconfermato Francesco Bellina nel ruolo di Coordinatore Provinciale.
Inoltre sono stati eletti i nuovi componenti del Coordinamento Provinciale formato da undici membri, rappresentanti tutta la Provincia.
Tra le priorità del Coordinatore si rimane inflessibili sull'impegno dell'antimafia sociale e sulla difesa dei diritti di lavoratori e studenti. “Abbiamo seguito fino ad oggi – sottolinea Bellina – la vertenza dei 900 lavoratori della Multimedia Planet e dei 42 lavoratori dell’ Scs. A loro voglio dire che continueremo a sostenere la loro lotta per il diritto al lavoro uno dei fondamenti principali sui quali è basata la nostra costituzione”.
Francesco Bellina, Ernesto Raccagna, Giorgia Bertolino e Gabriele de Biase, sono stati eletti Delegati Nazionali per la Conferenza Nazionale di Febbraio. Frattanto mercoledì prossimo una rappresentanza dei lavoratori della Multimedia Planet, parteciperà alla conferenza regionale dei lavoratori e delle lavoratrici, promossa dal Partito della Rifondazione Comunista, che si terrà presso l’aula consiliare a Termini Imerese.
Umberto Santino
Sullo sgombero del Laboratorio Zeta
Tanto tuonò che piovve. Lo sgombero del Laboratorio Zeta era già stato annunciato parecchie volte e quel che è accaduto il 19 scorso non è frutto del caso. L'intervento massiccio delle forze dell'ordine, che faceva pensare alla ricerca di un mafioso latitante del calibro di un Messina Denaro, è il frutto di un gioco combinato e non di un colpo di testa imprevisto e imprevedibile.
Sullo sgombero del Laboratorio Zeta
Tanto tuonò che piovve. Lo sgombero del Laboratorio Zeta era già stato annunciato parecchie volte e quel che è accaduto il 19 scorso non è frutto del caso. L'intervento massiccio delle forze dell'ordine, che faceva pensare alla ricerca di un mafioso latitante del calibro di un Messina Denaro, è il frutto di un gioco combinato e non di un colpo di testa imprevisto e imprevedibile.
I conduttori di questo gioco sono: un Comune incapace di darsi una politica culturale che non sia la pioggia di contributi ad associazioni, enti, comitati di feste rionali con pizzo incorporato, appositamente costituiti al fine di incettare pubblico denaro, e che non ha mai dato una risposta dignitosa agli esuli africani che hanno il diritto di ottenere l'asilo politico;
uno IACP che scopre di avere beni al sole quando sono occupati dai protagonisti di cultura e politica alternative come i giovani del Laboratorio; un'associazione come "Aspasia" che ha voluto con grande determinazione prendere possesso dei locali per impiantarci un asilo privato, esempio non nuovo di uso privato di locali pubblici.
Questo coacervo di incapacità, di clientelismo mai sfiorito, di associazionismo interessato, in nome di una legalità tanto predicata quanto trasgredita, ha prodotto la violenta defenestrazione degli operatori del Laboratorio e dei rifugiati, che non erano solo ospiti ma stavano conducendo un'esperienza purtroppo rara di partecipazione democratica.
Ma né via Boito né Rosarno sono fatti locali, anche se le specificità locali ci sono e non possono non esserci. Con un governo che è il peggiore dell'Italia repubblicana, che teorizza e pratica la legalizzazione dell'illegalità, questi non sono fatti isolati, ma esprimono una linea e una "cultura" (in senso antropologico).
I "negri", come vengono chiamati nei titoli di scatola del "Giornale" della famiglia Berlusconi, vanno bene se si fanno sfruttare, se non hanno nessun diritto, se lavorano in nero, non vanno più bene se alzano la testa e chiedono diritti quotidianamente calpestati.
I giovani vanno bene se bighellonano nelle discoteche, se incretiniscono davanti agli schermi televisivi, se fanno da claque ai tirapiedi di Berlusconi, di Lombardo e di Cammarata, non vanno più bene se si propongono come attori culturali, fanno di spazi abbandonati, che non interessano a nessuno, luoghi vivi di resistenza e di aggregazione. Esprimendo e vivendo una contraddizione con un sistema che li vuole precari e disoccupati, questuanti e remissivi.
Per nove anni il Laboratorio Zeta ha svolto un'attività quotidiana, fatta di concerti, proiezioni, seminari, incontri, corsi gratuiti di italiano per stranieri, ha approfondito tematiche come la città metropolitana, ha sostento le lotte dei senzacasa, è stato un punto d'incontro per centinaia se non migliaia di persone, non solo giovani, che vogliono vivere con occhi aperti e non si rassegnano a una quotidianità intessuta di lamentazioni e impotenza. L'incontro con gli asilanti non è stato un caso ma il prosieguo di un percorso, l'attuazione di un progetto. Tutto questo in una città sfigurata, rassegnata a replicare consenso a personaggi interessati solo a perpetuare un potere servile, non poteva non essere considerato un corpo estraneo, da eliminare alla prima occasione.
Di contro l'associazione "Aspasia" (una denominazione aulica che richiama la coltissima seconda moglie di Pericle, ricordata nei dialoghi platonici) ha tutte le caratteristiche per aspirare degnamente a prendere possesso dei locali di via Boito. Ha già ricevuto contributi notevoli (si parla di qualche milione di euro), assicura assistenza a pagamento a vecchi e bambini, non pone problemi, anzi si inserisce perfettamente nei modelli antropologici indigeni. È sintomatico che a fare le spese dello sgombero forzoso, assieme agli immigrati e agli organizzatori e ai fruitori delle attività del Laboratorio, ci siano degli apostoli della nonviolenza come Andrea Cozzo, che ha riportato ferite con una prognosi di 25 giorni, e Gandolfo Sausa, già assolto.
Il tentativo di criminalizzare i manifestanti non pare che debba riuscire, come non dovrebbe riuscire quello operato lo scorso 23 maggio, quando si è voluto sottrarre agli occhi della signorina Gelmini, inopinatamente scomodata per ricordare Falcone, il vecchio striscione dei Cobas con la scritta: "La mafia ringrazia lo Stato per la morte della scuola pubblica". Le incriminazioni per "violazione della Costituzione" (udite udite!), "resistenza e oltraggio alla forza pubblica", sembrano destinate a cadere. Ma purtroppo è pure sintomatico che lo stesso giorno dell'azione di forza messa in atto da forze dell'ordine in assetto di guerra, un mascalzone abbia ucciso il ventitreenne ghanese Habib Djibril in bicicletta, investendolo con la sua auto e non prestando soccorso. Dimostrando che la vita di un ragazzo di colore vale meno di uno straccio. Ora si pone il problema di offrire una sistemazione decorosa agli asilanti assieme a una prospettiva di continuità delle attività del Laboratorio. Le iniziative in programma vogliono allargare il cerchio, costruire una rete di rapporti che vada oltre solidarietà generiche. Se ancora c'è a Palermo qualcosa che somigli a una sinistra, al di là di sigle obsolete e personaggi più o meno interessati ad esibirsi, dia un segno di vita.
Pubblicato su "la Repubblica Palermo" del 22 gennaio 2010, con il titolo: "I peccati della politica e lo sgombero dello Zeta Lab".
Post più recenti Post più vecchi Home page
Iscriviti a:
Post (Atom)

