Ieri abbiamo alzato ancora una volta il pugno al cielo per salutare il Compagno Peppe Battaglia.
Non possiamo dimenticare tutte le volte che Peppe ripeteva fino all'ossessione "..Si ho capito ma noi siamo Comunisti, non è importante andare in cerca di voti, dobbiamo stare vicino alla gente e con la gente, dobbiamo riscoprire la forza di ribellarci!!" "un facemu chi la chiesa e chiù avanti di niatri". Più volte, durante i comizi da noi organizzati, interrompeva l'oratore ripetendo quella frase a noi che spesso non capivamo, gli dicevamo "Hai ragione Pè ma ora fallo parlare stu poveraccio.." e lui si incazzava ancora di più, il suo provocare veniva fuori dalla voglia di dibattito che molto spesso manca nei comizi moderni. Voleva aprire gli occhi a quelle persone che non hanno nulla per cui lottare. Nel ricordare Il Compagno Peppe Battaglia vogliamo fare un appello a tutti coloro che hanno fatto il 68, ai giovani Comunisti, ai compagni ed alle compagne del circolo di Castellammare.
Non nascondiamoci dietro il pugno chiuso, la lotta continua, ora più che mai. Torniamo tra chi soffre e mescoliamoci tra gli operai, i precari.
Ricordiamoci che le nostre idee come quelle di Peppe non moriranno mai.
Le compagne ed i compagni del Circolo del PRC di Castellammare Ricordano con Cordoglio il Compagno, Giuseppe Battaglia "PEPPE". Rimarrai per sempre nei nostri cuori, le nostre idee non moriranno mai. Saluti Coministi.
I Funerali si svolgeranno in data 04/08/2009 alle ore 16:00 presso la chiesa di S.Antonino.
Etichette: circolo PRC Castellammare del Golfo., peppe battaglia
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se
L'uccisione di un soldato italiano in Afghanistan, rispetto al quale esprimiamo il nostro più sentito cordoglio alla famiglia, e il ferimento di altri tre militari del nostro contingente, ai quali auguriamo una pronta guarigione, ci rafforzano nella posizione che abbiamo sempre avuto, sulla partecipazione dell'Italia alla guerra in Afghanistan: si tratta di una scelta sbagliata e grave, che comporta solo lutti, disperazione ed errori, che allontana ogni possibilità di possibile pacificazione di quella regione.
Per questo chiediamo al governo Berlusconi di adoperarsi immediatamente per il ritiro del nostro contingente e per l'apertura di un vero processo di pace. In Afghanistan si combatte una vera guerra, fuori da ogni regola e principio del diritto internazionale. Bisogna smetterla e uscire dal pantano afghano una volta per tutte: yes we can.
Ufficio stampa Prc-Se
Dichiarazione di Claudio Grassi, responsabile Organizzazione segreteria nazionale Prc-Se
In Afghanistan si continua a combattere e a morire a causa di una guerra sbagliata e insensata, voluta dagli Usa e a cui l’Italia si è accodata, una guerra che non ha portato affatto alla pacificazione dell’area, che ha riprodotto e resi più forti i Talebani e che non ha minimamente ridotto, ma anzi aumentato, la produzione illegale di droga. Oggi, purtroppo, è toccato a un militare italiano, alla cui famiglia va tutto il nostro più sentito cordoglio, morire, mentre altri tre soldati sono stati feriti, ma nei mesi e anni passati è toccato a molti altri.
Proseguire imperterriti nel mantenere il nostro contingente militare in Afghanistan è una vera follia, oltre che una vergogna, visto che lì si combatte una guerra fuori da ogni regola e principio del diritto internazionale. L’Europa dovrebbe farsi promotore di un vero processo di pace, ma innanzitutto dovrebbe astenersi dal proseguire ostilità che creano solo lutti, morti e disperazione.
Agli Stati Uniti, che ora “scoprono” di aver fatto torturare e morire anche dei prigionieri di guerra, e al loro presidente Obama, che ha dichiarato di voler seguire una politica diversa da quella di Bush, chiediamo coerenza: gli Usa abbiano il coraggio di mettere fine all’occupazione e l’Onu si faccia garante di aprire un vero e serio processo di pace, coinvolgendo tutte le parti in lotta.
Ufficio stampa Prc-SE
di Em. Gio.
su Il Manifesto del 15/07/2009
Intervista a Sergi, presidente di Intersos
La notizia della morte dell'ennesimo soldato italiano rimbalza anche negli uffici italiani dove per l'Afghanistan si lavora dal punto di vista dell'impegno civile. Non è vasto il mondo umanitario in Afghanistan: c'è Emergency, presente da anni, alcune associazioni specializzate che lavorano per brevi periodi (come SmyleTrein che cura gli affetti da labiopalatoschisi o il progetto di Edoardo Marino, una ricerca sui tappeti «di guerra» afghani) e infine una rete di Ong italiane che si sono impegnate dopo la conclusione del conflitto nel 2001.
Credo che governo e politica debbano dare una risposta chiara, senza ambiguità e senza propaganda, perché gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità. La partecipazione italiana alla missione corrisponde ancora a quanto è stato ripetutamente affermato - missione umanitaria, di ricostruzione, di pace - oppure corrisponde ormai a qualcos'altro, che si tenta di occultare? La missione di pace a tutela delle istituzioni, a cui partecipa l'Italia, è entrata forse, trascinata dagli eventi, in una missione di guerra mai decisa e mai definita? Credo che le Ong italiane impegnate in Afghanistan possano pretendere la risposta. E, più di noi, dovrebbe esigerlo il Parlamento nel suo insieme.
Invece c'è confusione...
Chiarezza dei ruoli.
Sergi, il movimento per la pace non si sta impegnando molto in Afghanistan. Perché?
Etichette: Antimilitarismo
Dopo le critiche per la scelta avventata dell'Aquila come sede del G8, gli elogi si consumano su tutte le testate giornalistiche per la buona riuscita del summit delle più grandi potenze economiche mondiali. Ma cosa pensavano i grandi "osservatori" della vita politica italiana (compresi alcuni idioti della sinistra moderata) che la moglie di Obama e Carla Bruni criticassero le scelte e l'organizzazione del G8 del governo italiano?Dedicato ai tanti "cristiani" del centrodestra
1 commenti Pubblicato da PRC C/mare del Golfo alle 15:02segue un articolo molto interessante:
Cristiani, disobbedite come a Los Angeles
di Alex Zanotelli
su Il Manifesto del 06/07/2009
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.
Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a quattro anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti.
Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione.«Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California) , quando nel 2006 si dibatteva negli Usa una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell'omelia del mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre vent'anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: «Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto» (Esodo 22,20).
di Dino Greco
su Liberazione del 04/07/2009.
Talvolta si intrecciano fatti, si verificano fortuite concomitanze che rendono chiaro, più di ogni sofisticato argomento, il senso delle cose.
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